Alessandra Celletti, la bellezza di odiare la competizione ma amare le sfide

ale a 5 anni
Alessandra Celletti a 5 anni

 

Con Alessandra Celletti l’incontro è avvenuto in rete, oramai un bel po’ di anni fa.

Ogni volta che, nel tempo, mi sono imbattuta in una sua performance ho avvertito un sentimento di incanto. L’incanto nasce a guardare come e cosa Alessandra va a ridefinire attraverso la musica, e usando questa come vettore, quali stordimenti di realtà riesce a produrre. Penso per questo ad alcuni video che è possibile ritrovare sul suo canale youtube, e alla natura itinerante fra paesaggio terrestre e luogo onirico di cui si nutrono alcuni dei suoi progetti. Penso all’esperienza del furgone palco itinerante, capace fra fiaba ed esecuzione di portare in giro un pianoforte “a comparsa”, o al recentissimo concerto in una casa di detenzione.

Alcune parole segnano l’attenzione con cui mi fermo sempre sul suo lavoro, quando lo promuove in rete, e queste sono nel perimetro intenso che sta fra il volo, il vuoto, il sogno, e infine per opposti, i luoghi fisici di un attraversamento. Così, nei mesi scorsi, le ho chiesto se aveva voglia di raccontarsi a me che domandavo. E lei, squisitamente, ha atteso il tempo giusto, per me, delle domande.

Quindi qui, cara Alessandra, la traccia di un cominciamento di racconto, su cui tu possa stare, come sarebbe divertente fare se fossimo lì proprio, da sigaretta a sigaretta.

*

N- Mi interessa conoscere meglio Alessandra, che è stata bambina in un qualche luogo, e che in un qualche modo deve aver compreso che esiste la musica. Dov’è che inizi, tu? Come comincia la storia di Alessandra che ha 5 e poi 6 e poi 9 anni?

A: Già, sono stata sicuramente una bambina e come tanti bambini avevo paura del buio. Molta paura, già quando cominciava ad imbrunire. Così ho cercato un antidoto…e la musica ha piano piano dato colore all’oscurità. Non è facile essere bambini e per me la musica era non solo un gioco ma anche una buona medicina. Ho iniziato a suonare il pianoforte a 6 anni e da allora non ho mai smesso. Andavo a lezione la domenica mattina e la mia maestra, Angela, si prendeva cura di me con fantasia e affetto. Spesso suonavamo a 4 mani e quello era il momento che mi piaceva di più perché i suoni si moltiplicavano e avevo la sensazione che dalle mie piccole mani uscisse una sinfonia bellissima. In realtà quasi tutte le note erano affidate alla maestra e la mia parte era fatta di solo poche note…ma questo non era importante. A me sembrava comunque una magia.

N- Mi chiedo se tu abbia prima sentito che esiste la musica o il sogno. Le due parole, in te, sembrano congiunte, così come un immaginario che avrebbe deliziato Carroll. Se ti chiedessi di descrivere la pratica del sogno oltre la fase REM del sonno, come me la restituiresti.

A: Mi piace tantissimo sognare perché nei sogni prende vita un mondo parallelo e forse ugualmente reale. Sogno sempre, quasi ogni notte e a volte quelle immagini continuano ad accompagnarmi per tutta la mattina mischiandosi con il caffè e il suono del pianoforte. Il mio ultimo video “Nightflight” è proprio il tentativo di descrivere, attraverso i suoni e le immagini, un mio sogno ricorrente: quello di correre, aprire le braccia e volare.

N- Guardando i tuoi video c’è una risalita continua di vento, di cieli acquatici e luoghi di prossimità. Come se le culle esercitassero, nell’esistenza, la supremazia della  cura sul soggetto sul tempo e sul reale. Mi rimandi una tua definizione di spazio, e di ritmo, immaginando di portarci là dove metti in scena questa piccola ascensione atemporale che spesso ha la tua musica.

A:  Amo molto il mio lavoro di musicista ma quando da bambina mi chiedevano cosa avrei voluto fare da grande io rispondevo l’astronauta. Forse sono un po’ una pianista/astronauta … Immagino la meravigliosa sensazione dell’assenza di gravità e uno spazio senza confini. E’ lì che mi trasferisco quando suono ed è quello il sipario che vorrei aprire per chi ha voglia di ascoltarmi e condividere con me i suoni. Il mio ultimo lavoro “Above the Sky” è un viaggio al confine del cielo dove poter incontrare costellazioni, ma anche gigli nascenti e luminose gocce di pioggia.

N. Quando ti ho vista fra teste di cavallo, e copricapo sonanti, attraversare le strade, con un messaggio di gioia e di incontro, non ho potuto non sentire di contro anche l’affinità col pifferaio, quel piccolo confine che si fa indicibile fra amore e perdita, fra infanzia delle cose e negazione di esse. Come se mi arrivasse qualcosa, oltre lo specchio (ancora Carroll). E non si tratta soltanto dell’incrocio, che ritrovo guardando il tuo lavoro, con Bataille. Che cosa c’è dietro lo specchio?

A:  Questa domanda è difficile perché richiede di dare una forma a ciò che non lo ha. Quando ci si specchia c’è sempre qualcosa che resta invisibile, ma forse è proprio quel mistero e il tentativo di svelare ogni attimo un piccolo pezzetto in più che ci tiene in vita. Qualche volta è buio, ma la vita è un mistero bellissimo…

N. Ancora, ho la sensazione forte di un grande impegno, di una caparbietà e di un modo di stare anche sola di fronte alle cose con costanza. Come se ci fosse una sapere femminile di creazione di spazio, un allargarsi uterino, che fa sì che i tuoi progetti prendano vita, e risuonino. Come arriva Alessandra a fare tutte le cose che fa? Qual è il costo di questo andare e vedere e stare? Senza toccare i temi della produzione, della distribuzione, della promozione, della ricerca di sponsorizzazioni, cosa vuol dire per te investire nella musica?

A: Non sopporto la competizione, ma adoro le sfide, quelle con se stessi e con i limiti che molto spesso sono dettati dalle convenzioni sociali o dai luoghi comuni. Mi piace seguire strade solitarie e senza riferimenti precostituiti. Mi piace andare avanti con entusiasmo e fantasia allacciando dei fili invisibili che incontriamo via via e che se siamo attenti e fortunati riusciamo ad intuire. Mi piacciono gli incontri che ti risuonano con passione e con dolcezza. Mi piacciono anche gli errori se poi si ha la voglia di recuperare. Per me la musica rappresenta tutto questo e ogni progetto nasce così.

N. Sento a naso, e un po’ di pancia, la permanenza di alcuni oggetti che si muovono nell’immaginario come le dita sui tasti. Così, per chiudere, e per aprire un pezzettino ancora, ti metto lì la mia scatola di vetro e vedo: fumo di sigaretta, cosmetici, cineserie, un pupo da ventriloquo, le marionette, un flauto dolce. Se fossi io, quel pupo da ventriloquo, cosa ti chiederei, per stare nella forma stretta che al web congiunge e infine lascia soli, ad ascoltar[ti]?

A: Mi chiederesti la libertà e l’amore ed io ti risponderei che stiamo cercando in quella direzione.

 

Alcuni link ai luoghi di rete di Alessandra Celletti

Il suo sito personale

I video da lei scelti per il suo sito

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Scelti dal sito di Alessandra

 

(Nerina Garofalo –  Roma, luglio 2014)

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