Perché l’ascolto, e non solo il dire, nella Matrice di Sogno Sociale

(http://blogdiclo.blogspot.it/2013/03/primavera-si-sta-avvicnando.html)
(la foto è in rete, non ne viene indicato l’autore)

Da qualche giorno ho aperto per la terza volta in questi ultimi anni una Matrice di Sogno Sociale in Gruppo Chiuso di FB. Il titolo della Matrice, questa volta, come chi sa chi è nel Gruppo (chi lo desidera può chiedere di essere iscritto con il solo impegno al rispetto delle regole di posting e commento descritte al suo interno), è “Una società affamata, un ossimoro prezioso”.

Il titolo, come il luogo, non è per una matrice un tema, è solo il perimetro in cui la matrice inizia, così come in quelle dal vivo esiste un luogo fisico e un tempo preciso che la situano.

Ho aperto la terza matrice perché in quelle precedenti ho visto accadere qualcosa di prezioso, sia per lo sviluppo delle narrazioni sociali che per chi vi accede in funzione apparentemente passiva.

In molti, pur essendo parte del gruppo, non intervengono con sogni e associazioni ai sogni, ma permangono in ascolto e manifestano, in assenza del luogo, sentimenti di nostalgia per quella forma di parola e di narrazione.

Questa è, a conti fatti, forse la più grande ricchezza generata dalle matrici on going, capaci di mantenere aperta la forma dell’incontro, e di offrire il frutto delle associazioni, perché ciascuno partecipi in due dimensioni:

– elaborando dentro di sé i significati soggettivamente spendibili della narrazione (ascoltando scopro che ci sono delle metafore portate dai sogni che mi aiutano a comprendere, a pensare, a toccare quello che Gordon Lawrence definiva il non pensato, così affine all’infinito)

– apprendendo, dalla pratica personale o anche solo altrui, una modalità di ascolto e restituzione del tutto priva di quelle caratteristiche tipiche dei dialoghi sociali e organizzativi. Nella matrice, non ci sono domande, non ci sono interpretazioni, non ci sono attribuzioni di significati legate ai sognatori, mentre ha campo una forma di costruzione narrativa che procede per amplificazione attraverso le associazioni di sogni a sogni e di associazioni libere a sogni e ad associazioni.

Non accade nulla di complesso, accade invece qualcosa di generativo. La disponibilità a pensare viene trasformata in un susseguirsi di metafore e accadimenti portate dai sogni, in un luogo, a una specifica matrice, e offerti alla generosa apertura associativa degli altri andando a costruire una sorta di affresco sociale, una specie di installazione per immagini, che riempie lo spazio e si offre come risorsa. Per pensare cose nuove, per veder eil non visto, per accedere auna modalità sovrapersonale e priva di protagonismi.

La difficoltà a stare nel flusso narrativo di una matrice è data a volte proprio da un sentimento narrativo differente che in alcuni si propone come sostitutivo della tentazione a domandare e interpretare. Insomma, è il tranello a cui l’Host della matrice deve prestar cura contenendo, quando accade e si propone nonostante le regole della matrice stessa.

I partecipanti abituali alle matrici di sogno sociale acquisiscono una modalità tutta specifica di pensiero, di dialogo e di osservazione della realtà e dei vissuti. Ovvero, mettono prima della interpretazione tutto lo spazio che serve alle cose, ai pensieri, alle convivenze, per respirare. E quindi, spesso dialogano delle cose per associazioni, non facendosi domande o dando opinioni, ma anzi, allargando con il pensiero emotivo lo spazio di una affermazione, con il desidero di allargarla per com-prenderla e restituirla arricchita di possibili pensieri altri.

E’ un modo, di pensare di dialogare e di restituire, fondato sul rispetto, sull’ascolto delle immagini del sogno e non dei sognatori. Basata su una competenza a nessuno esclusa o preclusa, quella legata al sogno del notte e della libera associazione. A nessuno preclusa ma in molti luoghi sociali censurata in quanto non ammessa dalle logiche della negoziazione, del protagonismo e della interpretazione così care a un pensiero che non allarga ma stringe.

Quando ho avuto la fortuna di essere in matrice con Gordon Lawrence, Lilia Baglioni, e Franca Fubini, e con molti degli Host che come me con loro si sono formati a con-tenere le matrici per renderle sconfinate e sconfinanti, ho provato sempre un sentimento di grande libertà, una emozione connessa alla navigazione narrativa in quella forma in cui è la navigazione ha dare infine la rotta e non l’inverso.

Da più di un anno Gordon non c’è più. Da meno di un anno anche Lilia ci ha lasciati. Un anno fa ho partecipato per l’ultima volta a una matrice con Lilia. Abbiamo pranzato sedute vicine, sento il suo sorriso senza mediazioni ancora vivo davanti a me.  Ma non sento alcuna assenza (se non quella, e quella molto,del calore dei timbri, del colore degli occhi). Mi sento sempre accompagnata, navigo sempre un po’ con loro, per pezzetti del giorno, per archi di tempo. Dove non c’è caduta, dove le cose dicono le cose.

Spero che questa nota possa aiutare un po’ il dialogo esterno alla matrice per chi volesse entrare e partecipare. Nella libertà del silenzio e del sogno notturno. Per usare poi tutto questo come e dove si vuole e si può, negli altri modi del vivere.

Tu sei un uomo migliore di me

Questo slideshow richiede JavaScript.

Still Alice, scritto e diretto da Richard Glatzer e Wash Westmoreland, è un film straordinario che senza alcuna retorica racconta i temi del ricordo, dell’identità, del gruppo di famiglia, della sua perdita e del diradare della mente.

Il diradare dei luoghi, delle parole, dei compiti e dei ruoli, ma non dei sentimenti. Amore e dolore, e paura e disamore, per la sopravvivenza o per parziale in-differenza, vengono qui raccolti, porti, detti, in tutta quanta la medietà del nostro essere nel mondo, accolti e disaccorti.

E’ c’è un’impressionante Julienne Moore che interpreta, con empatia che è quasi insostenibile, la storia di una docente di linguistica colpita (assai precocemente) dal morbo detto Alzheimer, che irrompe nella vita, e nella sua di storia (genetica e di madre), proprio a partire dalla perdita di tutte le parole.

Perdita che è dei nomi delle cose, degli orari sui taccuini, degli ingredienti nel pancake. Con tutta la ferocia di un piccolo tsunami di cui coglie sin da subito il profondo ed iracondo essere grande, inarrestabile, ed infine inaccettabile. E nonostante tutta la sua intelligenza vigile d’inizio, la vita la depriva persino del diritto a mettere una riga sotto tutto quel suo perdersi e disperdersi. O forse la protegge il caso.

Ci sono i figli, con le loro vite e assenze, con tutto il loro voler dire che si sta comunque, che si tiene fermo il mondo, anche se accanto c’è chi amiamo che non siamo più capaci di ospitare dentro, presi che siamo dal nostro progettare vite e mondi.

Credo che chiunque abbia incontrato, accarezzato anche soltanto con lo sguardo la perdita di senso e non di sentimento che ci lascia muti alla barriera dello smarrimento (di questo specifico, preciso e tormentante smarrimento), sappia per certo quanto di ambiguo, ambivalente, indifferente alla sostanza si celi sotto il nostro sguardo, che noi vorremmo sì pieno di amore, e a volte invece è solo pieno delle nostre vite, indifferenti a quella perdita nel nostro esser integri e pensanti, e non sa  stare, non può dire.

Ho amato tutto, in questo film (come era stato per quello su Iris Murdoch), ma qui la medietà ci coglie interi per davvero. E siamo noi. Con cumuli di impegni e di progetti, così incapaci di pensarci fuori dallo schema della vita per ritrovare quella vera, così colpita e infragiita e  intera nella sua mancanza.

Perché davvero, se non siamo ipocriti, noi lo sappiamo: il diradare della mente ci taglia fuori, e lascia fuori, e ci vorrebbe disperatamente dentro. E noi quel dentro non lo com-prendiamo, non lo possiamo reggere, non lo conosciamo. Ci sfuma tutto nei contorni di chi amiamo. Ci rende isterici, contratti, e poi nervosi, e infine stanchi.

E tutto quanto l’amore che proviamo non fa altro che portarci lì dove noi non siamo con, non siamo per.

Ma per Alice c’è una figlia che si accosta, che si ritrova, che toglie ogni lucchetto dai diari, che si ridefinisce nel suo mondo per stare dove accade che si stia perdendo la mente della madre. E la accarezza senza mai toccarla. La copre di un pudore che sa dire e sa significare. Che non condanna un padre che tradisce, che insegue per difendersi un suo modo (di sopravvivere al dolore e al sentimento della fine, sua più che di Alice).

E noi sappiamo che spesso lo facciamo, tutti e tutte, non ci facciamo sconti, è vero. E’ mondo. Mondo che non si conta e non ci conta. Mondo che non sa dire di ciascuno, proprio ciascuno dei capelli sopra il capo. Noi siamo la paura che ci accada, che ci riguardi, che ci intacchi.

Forse dovremmo solo stare fermi, accanto, per il possibile, sapendo che è uno scacco. Ma che scacco sarebbe se ci fosse un nostro dire, un nostro fare capace di cambiare le regole del buono, del sano, del produttivo, del futuro. Perché la vita non è fatta di progetti. Credo, piuttosto di occasioni. Di piccole, fugacissime occasioni per carezze, per essere migliori, di come siamo, di come re-spiriamo.

Credo che ognuno possa dire sempre, guardandosi allo specchio, quello che dice Baldwin nel partire, nel lasciare che sia la figlia a ritrovare la via delle carezze: “tu, cara mia lo sai che sei, [decisamente], un uomo [e si mantenga la ferocia del maschile, geniale colpo di intelligenza bivalente nella sceneggiatura, senza disperdere l’intelligenza di questa notazione degli autori] migliore di me”.

La nostra forza, nel mondo, è uno stereotipo, che ci lri-ascia mutilati, se noi non lo spezziamo.

ucdr - un colpo di reni

Atti & pensieri per capire + cambiare

L'ora di Alice

Una storia disambientata

intermittenze- scritture di Anna Leone -altre voci-

"Mi manca il riposo, la dolce spensieratezza che fa della vita uno specchio dove tutti gli oggetti si dipingono un istante e sul quale tutto scivola." Alfred De Musset

mobileQuarantine

by Nerina Garofalo

L'ottangolo

Il blog romano che dall'VIII Municipio parla al mondo

Terracqueo

MultaPaucis - Blog di Viaggi on The Road

#Eyelash

Cronache di Eyelash

rigantur mentes

La rosa è senza perché: fiorisce perché fiorisce, a se stessa non bada, non chiede d’esser veduta. (A. Silesio)

Antalgica Poetica

L'essenziale è invisibile e agli occhi e al cuore. Beccarlo è pura questione di culo

fotografia najwidoczniej realna

Wszystko, co nie pozwala przejść obojętnie...

Crescenza Caradonna >Cronaca<

ROSA e NERO Cronaca di Crescenza Caradonna

Crescenza Caradonna's blog

Le parole sono pietre

caterinarotondi

Se non combatti per costruire la tua vita non ti rimarrà niente

Briciolanellatte Weblog

Navigare con attenzione, il Blog si sbriciola facilmente

Unbound Boxes Limping Gods

The writer gives life to a story, the reader keeps it alive.

incerti editori

più che a modificarli, una poesia insegna a contemplare i pensieri. S. Weil

Cristalli in Ombra

Ridiamo luce alla Bellezza dimenticata

"Fai della tua passione un sogno"

...Il mio Blog creato per condividere le mie esperienze beauty con voi...

baudelaireserge

A fine WordPress.com site

Tutto sulla mia psicopatica vita almeno sine a quando ne avrò una

Parlerò di me della mia follia I miei pensieri e sogni irrealizzabili vi sfido a seguirmi

Bhutadarma

Nothing is impossible (at least that does not violate the laws of physics). When you can..violate the laws of physics!

I pensieri di Hamaika

Scrivere la vita.

365

only poetry saves me

DestinodiLux

"Una persona che non ha mai fallito è una persona che non ha mai tentato"

Territorio Comanche

Dove tu non vedi i fucili, ma i fucili vedono te

Il Blog di GIOVANNI MAINATO

Non amo che le rose che non coglietti

NOAR

Logbook

Coscienza Storica

di Costantino Marco

Blog di Giovanni Lariccia

Just another WordPress.com weblog

Photoworlder

Il mio scopo principale è viaggiare, eternamente nomade.

FEDERICA ZACCONE EDITOR

“Ho scoperto prestissimo che i migliori compagni di viaggio sono i libri: parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio. Fanno compagnia senza essere invadenti. Danno moltissimo, senza chiedere nulla." (Tiziano Terzani)

Musicsuperevolution Andrea Del Giudice

Critica, Inediti, Esibizioni

The Moment Between Moments

I'm always looking for the perfect moment..with photography I can make it last forever

bei zauberei

il blog di Costanza Jesurum

di Ruderi e di Scrittura

il blog di storia e tradizioni popolari di Gaetano Barreca

Omologazione Non Richiesta

Scrivo perché ho imparato a leggere

Tramedipensieri

Lo scritto non arrossisce.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: