Cristina Scalabrelli vista da Nerina

3 short stories per scatti – Ph Nerina Garofalo – Model Cristina Scalabrelli – Evento InAutomatico

3 short stories per scatti – Ph Nerina Garofalo – Model Cristina Scalabrelli – Evento InAutomatico – Direzione Artistica Daniele Belli

Omaggio a Gli Spietati

Omaggio a Jennifer Beals

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Il doveroso presidio al Comune e in Municipio

Il voto di domenica e lunedì, per i ballottaggi, si impone come dovere civico per chiunque avverta la complessità di ciò che viviamo, in termini sociali e politici, a livello locale quanto a livello nazionale. La città di Roma, ospite delle Istituzioni più alte, ci chiama a tener fede ai nostri doveri di cittadini e cittadine con ancor più grande sentimento di responsabilità e rigore.

Quello che accade nelle piazze, non solo italiane, con l’assunzione di modalità di contrapposizione populista e reazionaria ai governi ed ai simboli della democrazia partecipata ma delegante, rappresentativa, è gravissimo ed è, da lungo tempo, sotto gli occhi di tutti.

Le forme di individualismo e mancata analisi solidale di situazioni e dati generali, tipiche dei movimenti che imperversano da due decenni, sono facile preda e luogo di strumentalizzazione per le destre già estreme e violente.

Una democrazia solida e maggioritaria, come è oggi la nostra, non può ridurre la nazione alla stregua di nazioni che versano in direzione dei peggiori sentimenti nazionali, come ad esempio la Polonia.

Il compito del futuro sindaco di Roma, così come quello dei Presidenti e delle Presidenti di Municipio, deve essere quello di amministrare una città al servizio delle persone che la abitano e di servizio alle Istituzioni democratiche.

Come potrebbero i candidati di destra, nelle varie sedi, occuparsi di questo, quando palese è la vicinanza, o quanto meno la non presa di distanza netta, da questi movimenti?

Abbiamo sentito la condanna della violenza, a non la presa di distanza dai gruppi e partiti che l’hanno promossa e la promuovono.

Non è sciogliendo le organizzazioni che si formano le comunità resistenti, che si consolidano basi e vissuti delle democrazie. A questo si arriva con una città e dei municipi solidali a un disegno di confronto sociale sempre caratterizzato dai valori della costituzione e di tutte le democrazie, e capaci di sviluppare in essi centri di formazione educazione sentimentale, pratica e incremento dei valori democratici. E quindi, attenti ai bisogni, alle soluzioni non populiste ma capaci di prospettiva, alla crescita del bene comune, sia esso economico come etico e civile.

Per questo, occorre andar uniti e confermare il nostro voto ai candidati delle alleanze democratico, in questo ballottaggio di fatto rappresentanti di tutte le forze che non populiste e contrapposte ai fascismi di ogni natura.

Candidati con programmi di inclusione, di costruzione di una sicurezza non “militarizzata” ma derivante da come la città e i municipi si organizzano, vicini ai bisogni di genere, alle diverse identità culturali coesistenti, ai bisogni specifici delle nostre coscienze e dei nostri ciìorpi e corpi sociali.

Al comune di Roma deve essere indiscutibile la non astensione e il sostegno a Roberto Gualtieri, così come nei Municipi, a figure come quelle di Amedeo Ciaccheri, in MUNICIPIO VIII, di Titti di Salvo, in Municipio IX, e così via.

Seguendo Wislawa Szymborska, Comportiamoci bene nel mondo… cerchiamo di essere poeti

(NG)

**

“Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno senza fare domande,
senza stupirmi di niente

Ho svolto attività quotidiane,
come se ciò fosse tutto il dovuto.

Inspirazione, espirazione, un passo dopo l’altro, incombenze,
ma senza un pensiero che andasse più in là
dell’uscire di casa e del tornarmene a casa.

Il mondo avrebbe potuto essere preso per un mondo folle,
e io l’ho preso solo per uso ordinario.

Nessun come e perché –
e da dove è saltato fuori uno così –
e a che gli servono tanti dettagli in movimento.

Ero come un chiodo piantato troppo in superficie nel muro
(e qui un paragone che mi è mancato).

Uno dopo l’altro avvenivano cambiamenti perfino
nell’ambito ristretto d’un batter d’occhio.

Su un tavolo più giovane, da una mano d’un giorno più giovane,
il pane di ieri era tagliato diversamente.


Le nuvole erano come non mai e la pioggia era come non mai,
poiché dopotutto cadeva con gocce diverse.


La terra girava intorno al proprio asse,
ma già in uno spazio lasciato per sempre.

È durato 24 ore buone.
1440 minuti di occasioni.
86.400 secondi in visione.

Il savoir-vivre cosmico,
benché taccia sul nostro conto,
tuttavia esige qualcosa da noi:
un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal
e una partecipazione stupita a questo gioco
con regole ignote.

(Wislawa Szymborska, Disattenzione)

“[…] qualunque cosa possiamo pensare di questo mondo – il mondo è stupefacente. Ma “stupefacente” è un aggettivo che nasconde una trappola di tipo logico. Siamo stupefatti, dopotutto da ciò che si discosta da una regola ben conosciuta e universalmente accettata da un’ovvietà alla quale ci siamo conformati, via via che crescevamo. Ora, il punto è che non esiste un mondo così ovvio. Il nostro stupore esiste per sé e non poggia sul confronto con qualcos’altro. Certo, quando parliamo, nel quotidiano, quando non la smettiamo mai di giudicare ogni parola, usiamo tutti frasi del tipo “il mondo usuale”, “la vita usuale”, “l’usuale corso degli eventi”… Ma nel linguaggio della poesia, dove ogni parola viene soppesata, non c’è niente di usuale o normale. Nessun sasso e nessuna nube al di sopra del sasso. Nessun giorno e nessuna notte che segue quel giorno. E, soprattutto, nessuna esistenza, nessuna esistenza di chiunque al mondo. Sembra che i poeti avranno sempre un loro mondo ritagliato su misura.”

(Wislawa Szymborska, Prolusione alla consegna del Nobel nel 1996)

“Famolo strano” – disoccupiamo le strade

Sono stata partecipe ieri, a Piazza del Popolo, di un momento molto coinvolgente, quello che si definirebbe senza dubbio, se ci fosse onestà nella politica, un successo di piazza, e politicamente una dimostrazione di fiducia e calore in una città assai sfiduciata. Carlo Calenda ha chiuso la sua campagna elettorale, come candidato Sindaco per la città di Roma, con entusiasmo, passione, chiarezza e realismo. Ha descritto un impegno personale e del suo team articolato in azioni nel lungo periodo che ha preceduto la campagna fatto con attenzione a parole ben precise: competenza, concretezza, incontro e ascolto. Bisogna dire con forza, che, ascoltato Calenda e lette le dichiarazioni del PD degli ultimi giorni, il vero voto utile è quello per Carlo Calenda, ed anzi fa un po’ tristezza che il PD si sia ridotto a una campagna basata non su un suo contenuto ma sulla sconfitta della destra e lo spauracchio di un ballottaggio monocolore.

Andrò quindi al voto per il comune, che sarà per Calenda e per i candidati di Italia Viva Valerio Casini e Francesca Leoncini, certa di fare la cosa migliore e più credibile nel risultato sperato, tenendo conto di un panorama di oppositori non proprio esaltante, nemmeno a sinistra.

Ci vado convinta che non sia il mio voto ideale, sebbene abbia empatizzato con l’energia e la capacità di leadership (sia pur direttiva), del candidato. Bravo, serenissimo, umanamente in gioco a pieno, umorale e capace di grandi ineleganze, il che lo rende umano e persino simpatico, per una come me che non ama la compostezza.

Eppure, il momento di maggior distanza l’ho provato, credo forse unica nella piazza, nell’omaggio che la madre ha fatto all’impegno del figlio con un blob filmico su Roma ricco, elegante, misurato, ma in qualche modo per me mancante di quella Roma che sento davvero mia: quella di Favolacce, quella di Sulla mia pelle, quella del romanzo di Nicola Lagioia, quella che vede l’idroscalo di Ostia piuttosto che la Garbatella. Quella di Non essere cattivo. Quella di Padre Nostro, quella di Buongiorno Notte. Insomma, quello che voglio dire è che, pur convinta del mio voto di domani, il mio cuore è altrove. E’ in quel riformismo di sinistra che la sinistra te la fa sentire, in Gennaro Migliore, in Teresa Bellanova. In Ivan Scalfarotto. In Matteo Renzi.

Mentre ascoltavo l’ottimo Calenda, ho visto senza audio la diretta da Milano, alla quale erano presenti molti dei nostri, e un gesto di grande fraterna abitudine alla politica bella e solidale, con Renzi che posava la testa sulla spalla di Scalfarotto.

Ecco, quasi mi veniva da piangere. Così come quando ho visto a sera le immagini della chiusura di Amedeo Ciaccheri, che riformista non è, e che voterò convintamente con Angelucci e Marini per l’VIII, ed ho sentito che io comunque non potrò mai essere vicina ad Azione, è sempre amerò le poesie di Victor Cavallo.

Siamo tutti fieri dei nostri genitori, ognuno per motivi differenti, siano essi contadini, artigiani, commercianti, artisti, disoccupati, dissociati, persino colpevoli. Tutte le esperienze fondano l’educazione sentimentale di coascun@ di noi. Calenda e Azione rimangono per me la traccia di un riformismo borghese, magari ottimamente attivo, capace di far bene, ma pur sempre con quel velo di paternalismo che non toccherà mai il cuore di chi ama Don Milani, la Montessori, Marco Pannella, Pier Paolo Pasolini, Patrizia Valduga, Patrizia Cavalli. Il cuore di una come me che ha riaperto il dialogo con la Chiesa Cattolica dopo aver letto la biografia di Ulrike Meinhof scritta da Alois Prinz.

Mentre andavo a Piazza del Popolo, ieri, in autobus, ho scattato molte foto delle persone che erano con me e Riccardo in autobus. Ecco, quella è la Roma che mi fa battere il cuore.

Io sogno il ritorno di un riformismo di sinistra in dialogo con la sinistra. Io sogno di disoccupare le strade dei sogni e non dai sogni, senza alcuna violenza, ma sulla base di meraviglia, empatia, senso del vero, amore per tutto, non solo per il bello. Io sogno un mondo di incompetenti che diventino competenti ciascuno nel “suo” modo e spazio. E quindi liberi e felici. Un welfare attento e vigile. 1 cinema, 1 teatro, 1 biblioteca, un centro antiviolenza, 1 casa di accoglienza, 1 casa del dopo di noi, un luogo di pet therapy, 1 presidio di accoglienza gratuiti in ogni quartiere. E tanto altro.

Per questo, convintamente voterò Calenda, ce l’ha messa tutta ed è il miglior candidato, ma il mio cuore resterà sempre, convintamente altrove. E in VIII forse trova nel voto che darò un posto migliore.

A tutti e tutte, buon voto. Io non sono un’idealista, potrei essere più sovietica che clericale, so che la politica non ha l’ottimo dentro. Ma penso ancora, voglio pensare, che abbia un cuore che mi rappresenta. Sarò tattica, ma non smetterò di farlo strano. Siamo a Roma, e questo serve.

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