Con Francesca e con Nina – Ikebana

Un Ninestrone di maiko e aldebarina
Aldebarina scrive: “Avevo appena trovato un cavolfiore dimenticato in fondo all’orto. Era fiorito, peccato considerarlo “solo” una verdura… l’ho portato a casa e ne ho fatto un mazzo, di cavolfior fiorito. (E dopo qualche giorno, l’ho smontato e l’ho pure mangiato!). Poi mi è capitato di leggere del Ninestrone, di sinfonie e di armonie, di sentimenti e di ingredienti… e la mia mente ha associato all’istante l’immagine del mio cavol-fiore a Maiko che con le parole fa fluire le emozioni senza timori ne pudori, anche quelle forti e ingrate, quelle che a volte fan paura. Quello tra me e maiko è un Ninestrone fatto da lontananza (spaziale) e vicinanza (dell’anima). E’ un Ninestrone alle volte invernale, caldo e scuro come le foglie di cavolo nero, alle volte estivo e frizzante come il verde delle fave fresche e il profumo di menta. E’ condito con parole e sorrisi ma anche con lunghi silenzi come pane secco da immergere in un liquido che ti ristora.”
(Photo by Aldebarina)
Ier sera, a casa tua,
son stata molto bene.
Ospitata in quel tipo di dimora
che non sai bene come definire.
Una cosa di odori e di sapori.
Odori che si disegnano come
benevole presenze, in ali e
trasparenze, sapori che
precedono le labbra.
E c’erano, in cucina, bellissime
lavagne improvvisate. E alcuni cuori
multiformi. Stracci puliti e credo,
pur senza che qui ne resti traccia
di memoria, tazzine da caffè
dette e ridette in bianca attesa.
E poi le spezie, che quasi di nascosto
ci suggerivano gli arcani. Non ci ho
dormito, in questa casa tua, ma
avrei potuto. E se lo avessi fatto,
se le parole si fossero formate
intorno a un’aderenza, son certa
che per certo avrei voluto separarmi,
di mattina, andando all’alba giù al mercato.
E, come sai sin dalla scuola, lì non ne avrei
trovati, fiori. Avrei cercato invece, fra le casse,
i verdi e bianchi, all’alba, e avrei composto
(lo so che sai che faccio gli ikebana),
col cavolo a merenda del mattino
questo lucente e un poco storpio mazzolino.
Ci si separa sempre, dal nutrimento dell’amore,
con un fiore. Cucinalo, ed aggiungi un po’ di curcuma
e cumino, una patata bianca e una patata rossa,
e un fiore di magnolia in pasta fina.
Trasformami in un minestrone di parole,
tutte quelle che non ti ho detto per paura
del dolore, del piacere, del furore,
del luogo, del distacco, del torpore,
del battito, infine troppo forte,
del mio cuore.
(testo di maiko/dirtyinbirdland)

***

Questo Ninestrone ha vinto per il contest di Nina un Ninestrone a quattro mani, fatto di parole di fiori e di verdure in sinfonia (immaginate, raccontate e anche mangiate.

***

Dalla motivazione del premio assegnato dal Blog Io & Nina:
A Mezzanotte dell’ultimo lunedì di Novembre, Nina fu rapita dal Ninestrone vincente: la calò nel pentolone per cucinarla per benino, ninetta in dadolata, tra aromi e amori.
Ma per la stessa ragion d’essere che un minestrone ha, non riusciva a metter ordine preciso tra i pensieri.

 

C’erano profumi bollenti di rapa rossa che arrivavano dai pentoloni di rame, il rumore di una passeggiata sui passetti di una pupa dalla mano piccola nella mano grande, o evoluzioni dentro i corridoi di una storia d’amore, tra le vesti di una cipolla nuda, in salti di storie vere per ogni ortaggio disegnato, e ancora e ancora, ché i ninestroni sono così, infiniti, molteplici e straboccano di fantasia e di ingredienti reali, che non puoi giudicarli, li ami tutti, e tutti sorprendono.

 

“Il minestrone è un piatto che varia a seconda della regione e della stagione e si declina in molte variazioni rendendo impossibile definirne univocamente la ricetta.”

Facile dir così, perché c’era da decidere, si disse Nina. Dove verresti cucinata tu, che a ogni riga hai sentito l’affettar di verdure e il componimento come di fiori, e sei saltata da un verso all’altro come fosse tuo il terreno sotto?

E allora a Mezzanotte di quell’ultimo lunedì di Novembre di cui sopra, Nina balzò dentro a un pentolone in particolare, e diventò vapore.

Una storia ninestronica che coniugava più sinfonie, di quelle che 1+1 fa 3, e va bene lo stesso. A due mani, e a distanza, un mescolìo di pensieri e attitudini incrociati. Che al ritmo di quella sinfonia stavi sospeso pure tu a prender le altre nuvole lassù e a giocarci a far le forme.
Una canzone che tanto amo di Joni Mitchell, Blue, suonava una melodia simile mentre leggevo la loro piccola storia.

Lascio a voi la ricetta di A. e Maiko, di un piatto fumante già vissuto, e quel bouquet sorprendente venuto prima, per caso e perfetto, fino allo sbriciolìo di una poesia che tutt’ora punge dentro, ma dolce come il contrasto perfetto tra cavol e fiori, in una casa comune, un sentire fuso in due assieme appassionatamente, in un tacito accordo musicale tra loro. E anche con noi, io sento.” Visita Io & Nina  

1 commento su “Con Francesca e con Nina – Ikebana”

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