Cristina Scalabrelli vista da Nerina

3 short stories per scatti – Ph Nerina Garofalo – Model Cristina Scalabrelli – Evento InAutomatico

3 short stories per scatti – Ph Nerina Garofalo – Model Cristina Scalabrelli – Evento InAutomatico – Direzione Artistica Daniele Belli

Omaggio a Gli Spietati

Omaggio a Jennifer Beals

Vintage

“Famolo strano” – disoccupiamo le strade

Sono stata partecipe ieri, a Piazza del Popolo, di un momento molto coinvolgente, quello che si definirebbe senza dubbio, se ci fosse onestà nella politica, un successo di piazza, e politicamente una dimostrazione di fiducia e calore in una città assai sfiduciata. Carlo Calenda ha chiuso la sua campagna elettorale, come candidato Sindaco per la città di Roma, con entusiasmo, passione, chiarezza e realismo. Ha descritto un impegno personale e del suo team articolato in azioni nel lungo periodo che ha preceduto la campagna fatto con attenzione a parole ben precise: competenza, concretezza, incontro e ascolto. Bisogna dire con forza, che, ascoltato Calenda e lette le dichiarazioni del PD degli ultimi giorni, il vero voto utile è quello per Carlo Calenda, ed anzi fa un po’ tristezza che il PD si sia ridotto a una campagna basata non su un suo contenuto ma sulla sconfitta della destra e lo spauracchio di un ballottaggio monocolore.

Andrò quindi al voto per il comune, che sarà per Calenda e per i candidati di Italia Viva Valerio Casini e Francesca Leoncini, certa di fare la cosa migliore e più credibile nel risultato sperato, tenendo conto di un panorama di oppositori non proprio esaltante, nemmeno a sinistra.

Ci vado convinta che non sia il mio voto ideale, sebbene abbia empatizzato con l’energia e la capacità di leadership (sia pur direttiva), del candidato. Bravo, serenissimo, umanamente in gioco a pieno, umorale e capace di grandi ineleganze, il che lo rende umano e persino simpatico, per una come me che non ama la compostezza.

Eppure, il momento di maggior distanza l’ho provato, credo forse unica nella piazza, nell’omaggio che la madre ha fatto all’impegno del figlio con un blob filmico su Roma ricco, elegante, misurato, ma in qualche modo per me mancante di quella Roma che sento davvero mia: quella di Favolacce, quella di Sulla mia pelle, quella del romanzo di Nicola Lagioia, quella che vede l’idroscalo di Ostia piuttosto che la Garbatella. Quella di Non essere cattivo. Quella di Padre Nostro, quella di Buongiorno Notte. Insomma, quello che voglio dire è che, pur convinta del mio voto di domani, il mio cuore è altrove. E’ in quel riformismo di sinistra che la sinistra te la fa sentire, in Gennaro Migliore, in Teresa Bellanova. In Ivan Scalfarotto. In Matteo Renzi.

Mentre ascoltavo l’ottimo Calenda, ho visto senza audio la diretta da Milano, alla quale erano presenti molti dei nostri, e un gesto di grande fraterna abitudine alla politica bella e solidale, con Renzi che posava la testa sulla spalla di Scalfarotto.

Ecco, quasi mi veniva da piangere. Così come quando ho visto a sera le immagini della chiusura di Amedeo Ciaccheri, che riformista non è, e che voterò convintamente con Angelucci e Marini per l’VIII, ed ho sentito che io comunque non potrò mai essere vicina ad Azione, è sempre amerò le poesie di Victor Cavallo.

Siamo tutti fieri dei nostri genitori, ognuno per motivi differenti, siano essi contadini, artigiani, commercianti, artisti, disoccupati, dissociati, persino colpevoli. Tutte le esperienze fondano l’educazione sentimentale di coascun@ di noi. Calenda e Azione rimangono per me la traccia di un riformismo borghese, magari ottimamente attivo, capace di far bene, ma pur sempre con quel velo di paternalismo che non toccherà mai il cuore di chi ama Don Milani, la Montessori, Marco Pannella, Pier Paolo Pasolini, Patrizia Valduga, Patrizia Cavalli. Il cuore di una come me che ha riaperto il dialogo con la Chiesa Cattolica dopo aver letto la biografia di Ulrike Meinhof scritta da Alois Prinz.

Mentre andavo a Piazza del Popolo, ieri, in autobus, ho scattato molte foto delle persone che erano con me e Riccardo in autobus. Ecco, quella è la Roma che mi fa battere il cuore.

Io sogno il ritorno di un riformismo di sinistra in dialogo con la sinistra. Io sogno di disoccupare le strade dei sogni e non dai sogni, senza alcuna violenza, ma sulla base di meraviglia, empatia, senso del vero, amore per tutto, non solo per il bello. Io sogno un mondo di incompetenti che diventino competenti ciascuno nel “suo” modo e spazio. E quindi liberi e felici. Un welfare attento e vigile. 1 cinema, 1 teatro, 1 biblioteca, un centro antiviolenza, 1 casa di accoglienza, 1 casa del dopo di noi, un luogo di pet therapy, 1 presidio di accoglienza gratuiti in ogni quartiere. E tanto altro.

Per questo, convintamente voterò Calenda, ce l’ha messa tutta ed è il miglior candidato, ma il mio cuore resterà sempre, convintamente altrove. E in VIII forse trova nel voto che darò un posto migliore.

A tutti e tutte, buon voto. Io non sono un’idealista, potrei essere più sovietica che clericale, so che la politica non ha l’ottimo dentro. Ma penso ancora, voglio pensare, che abbia un cuore che mi rappresenta. Sarò tattica, ma non smetterò di farlo strano. Siamo a Roma, e questo serve.

Eredità d’artista

Nei messi passati abbiamo purtroppo perso la viva e creativa presenza di un artista e di un uomo di grandissima vivacità intellettuale e umana. Leonardo Serafino, nell’ultimo periodo della sua vita, aveva molto lavorato a un progetto legato al rapporto uomo-confine, uomo contenimento, uomo superamento, uomo e sua continua espansione fino a modellare il cerchio stretto dell’esistenza.

La gioia dell’incontro con Leonardo è avvenuta per me attraverso la sua compagna Stefania, che mi ha reso possibile conoscerlo come persona, nella loro sfera privata e amicale, e come artista. Al punto da partecipare, con commozione profonda, al suo Battesimo di adulto nel giorno du una Pasqua di qualche anno fa. In mezzo a una feste delle Luci che non dimentico.

Se ho un grande rimpianto è quello di averlo deluso suo moto di creatività, che incrociava la mia pratica fotografica, che avrebbe voluto realizzare incarnando i suoi schizzi di quella serie meravigliosa che è la sua rivisitazione dolente eppure carica di energia dell’Uomo Vitruviano di Leonardo. Quanta ricchezza in quelli. Mi aveva chiesto di fotografare questa sua ulteriore sperimentazione artistica, epistemologica e umana, ed io sono stata mancante. Non ho trovato il modo e il tempo nel suo tempo giusto.

Quando abbiamo tutti salutato Leonardo, ho conservato un’immagine di un suo lavoro che davvero ho caro agli occhi, ma anche, che mi ha fatto sentire tutto il rimpianto di non aver condiviso con lui e con Stefania (che ha protetto e amato l’arte di Leonardo più di chiunque al mondo) quella esperienza.

Prendo quindi in eredità questa suggestione e offerta così generosa, e la trasformo oggi in qualcosa che vuole a Stefania rendere le mie scuse profonde, ma anche la luce della gioia di corpo e vita che aveva Leonardo, e la luce che spero arrivi sul cammino personale di Stefania, che ha altrettanta energia dentro e altrettanto amore da esprimere, che rimane nonostante la tragicità del suo, e del loro, dolore.

Ho rubato per questo, su un set nel quale la modella Giulia giocava con una cornice vuota, l’immagine che avrei voluto aver “scattato” per e con Leonardo, ringraziandolo così per il lascito di valore della ricerca artistica in ciascuno di noi.

A Giulia, che è una giovane artista, oltre che modella e fotografa, e che è oggi alla ricerca di una sua strada espressiva, il mio grazie per aver prestato senza saperlo la sua corporeità e la sua giovinezza a questo progetto non nato, ma rimasto carissimo e prezioso nel mio cuore.

A Stefania (e a Leonardo), con amore.

n.

Preti operai

Ph Nerina Garofalo

Le foto, nel filmato, sono da iPhone, non sviluppate, ma l’emozione per il Dono di oggi è così grande che sento di volerlo condividere in due forme— Spero non spiaccia a nessun@. Era solo una grande ricchezza essere lì— grazie di cuore alla Parrocchia Santi Martiri dell’Uganda e a Luigi D’Errico— “Don Mario” a Roma, il 12 luglio 2021

Mother

Credo che la solitudine, e al tempo stesso il tentativo di arginarla, di reindirizzarla verso, siano i due tratti di questo tempo. Non a caso la ricerca senza timore della folla per la vittoria agli europei. Ed anche, nelle piccole case. Dove si può la vicinanza. Ci penso ogni volta che vado, andiamo da mia madre. Per questo, l’ho fotografata nel suo momento di grande gioia, nella settimana, insieme a quelli che vive quando vede i nipoti– Fotorgafarla le fa rivedere se stessa. Non sempre si riconosce, da brava vanitosa a volte dice: chi è quella? Io? No, non sono io… ma io la vedo bellissima, e struggente.#nessunoSiaLasciatoSolo #doveCiSonoDueCèUnaComunità #mother

Ph Nerina Garofalo

Lettera a Parigi

#unacosatuaindono
#Covid19
#abbracciovirtuale
#iorestoacasa
Con Giuseppe VarchettaDario D’Incerti (il nostro meta editore) abbiamo deciso di donare alla comunità domiciliare che viviamo un taglietto d’affetto, come avrebbero detto Battisti e Panella. Così, da oggi, il secondo Taccuino parigino che abbiamo autoprodotto con Pino e Dario in sole 100 copie cartacee fuori commercio è da stanotte un ebook gratuito scaricabile dal link qui sotto. Basta iscriversi a Lulu (è una iscrizione gratuita), e scaricare il pdf. 
E’ piccolissima cosa, ma è un segno. Doveva essere una cosa quasi privata, diventa ora un abbraccio, come si può. Chi avesse difficoltà ad iscriversi a Lulu può chiederlo anche a noi, direttamente.
Anche in questo caso, come per il primo taccuino (pubblicato da Gilberto Gavioli) c’è qualcosa di assai strano: in quel caso, il libro uscì un mese prima dell’attentato al Bataclan, e quindi non lo presentammo se non per radio, a Milano.
C’erano alcune incredibili coincidenze, perché la poesia e la scrittura, a volte, accedono a qualcosa di misteriosamente presente, e non visibile. In questo, in esergo, Rilke recita: “Quanti esseri umani si sono sfiorati ignorandosi per non aver trovato il tempo di abituarsi l’uno all’altro” (R. M. Rilke, Lettere)
Buona lettura, abbracciati ai bit.
Vogliamo ringraziare Rossella Maiore Tamponi che, in forma privata, ricevendo le bozze, del libro ha compreso ogni immagine e parola, con la grazia che la contraddistingue. Cara Rossella, la tua copia cartacea è ancora qui, superato il corona ti arriverà, piena piena di gratitudine e affetto.
Un altro grazie con abbraccio Catia e alla Libreria Fahrenheit che hanno seguito la genesi del libro con affetto.
http://www.lulu.com/…/lettera-a…/ebook/product-24466567.html

Nerina guarda Genny

Model Genny Silvestrini
MUA Daniela Argiolas e Claudia Hawkeye
Master Alex Comaschi
Ph Nerina Garofalo

Grazie a InAutomatico Fotografia e grazie a Riccardo Vinci

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Quando la formazione attiva fotografa la gioia

 

Mi è capitato di recente di ritrovarmi, quasi per caso, in un luogo romano che riconcilia, chi come me fa anche formazione per gli adulti, con il proprio lavoro e con le pratiche di incontro e attivazione per l’apprendimento. Questo è accaduto alcune sere fa, per 4 settimane, quando l’esposo e un gruppo di amici di sempre, si sono iscritti a un corso di approfondimento (sui setting fotografici, il ritratto in studio, l’uso delle luci in interno) proposto dall’Associazione inAutomatico, e condotto, nella loro sede del Pigneto, da Gica, con il supporto del collega Gino. Poiché la sera del primo seminario avevamo in programma con l’esposo di cenar fuori, da Betto e Mary che è lì vicino, i formatori ed ospiti mi hanno accolta in via amichevole come uditore al seminario.

Bellissima e devo dire inaspettata ottima esperienza. Di ascolto, di condivisione, di cura del significato delle cose per quelli che eran lì, di attivazione di pensieri ed energie. Così ci sono tornata, e penso di associarmi presto, pur non essendo una fotografa, per il piacer di imparare lì con loro in modo così bello, fuori dai canoni accademici e dentro invece a un fulcro di passione.

Per la fotografia, senz’altro, ma soprattuto per chi impara, sperimenta, si confronta, apprende e dona il proprio contributo a un gruppo.

Cos’è che ha reso tutto un po’ speciale?

L’autentica e decisa inclinazione a vedere che le persone che sono lì si sentano capaci e libere di esprimersi, la cura per le cose da scambiare fra un seminario e l’altro, il bel carattere gioioso e ricco di Gica e Gino, la sede funzionale pur nel suo essere spartana.

La libertà di essere con gli altri, di stare ad imparare senza che chi ci insegna passi per santone. Con le risposte che sanno essere liberatorie e, prima ancora che qualcuno faccia una domanda, l’intuito nel vedere cosa serve a chi migliora, si fa più esperto, ma non conosce il mondo che ruota intorno a tecnica e passione.

Io devo proprio ringraziarli: per quello che ho imparato (e spero di imparare), per l’accoglienza di ciascuno@, per la puntuale indicazione dei tranelli e per le dritte da utilizzare quando si fotografa, per aver fatto vivere dei set senza nessuna rigida espressione di aprioristica eccellenza, usando il set e gli strumenti e le persone come si fa quando si mettono le mani in pasta per tirar fuori da ciascuno la sua forma. In questo caso la sua foto–

E poi per essere nel centro di un quartiere dalla parte meno snob, quella coi gruppi di immigrati e gli studenti alle fermate. Dandoti la certezza che ci vivi per davvero, a Roma, e Roma è una fotografia scattatile dovunque, anche senza nemmeno un monumento in giro.

Ecco, io vorrei che questo fosse sempre, quando ci si ritrova a far formazione. Senza gli slogan ad effetto, senza le rigide scalette. Con l’esperienza di chi porta e la passione di chi aspetta e poi fa insieme. Fare con.

Allego sotto la loro storia associativa, che è storia di passione che si fa ricerca. Se avete tempo, provate ad incrociarli, vale il tempo. E porta gioia. E dopo, il desiderio di far meglio, di essere scatto bello.

Grazie anche qui a Gino, a Gica, ed tutta quanta la passione che hanno dentro.

Peraltro, meriterebbero davvero che qualcuno finanziasse tanto impegno.

In rete, li trovate: Giancarlo Gica, Gino Pandolfi, InAutomatico. Enella loro Page o in gruppo chiuso, dedicato gli Associati.

Qui, nelle foto, momenti di backstage presi da me in iPhone, da dilettante, mentre il bel gruppo lavorava.

La modella nella foto è la deliziosa e simpaticissima Patrizia Mariotti.

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Ecco la storia narrata da loro:

“L’associazione fotografica In Automatico nasce sui banchi di un corso di fotografia,

dallo studio della tecnica fotografica si è creato un gruppo di amici che, con tanta voglia di stare insieme, di imparare e soprattutto di fotografare, ha iniziato ad organizzare uscite fotografiche in gruppo, crescendo in maniera esponenziale giorno dopo giorno.

Nel corso degli anni grazie all’impegno e la voglia di fare,siamo sempre saliti di livello, iniziando ad organizzare workshop tematici, corsi generali e a tema di tutti i livelli e collaborando con professionisti affermati.

Oggi “Inautomatico” è una associazione culturale con una sede propria e una organizzazione interna, il gruppo di fotografi sulla rete conta migliaia di iscritti, è diventata tra le prime associazioni nel panorama della fotografia amatoriale romana, ed è ormai conosciuta in tutta Italia.

Lo spirito dell’associazione nonostante la grande crescita è rimasto invariato, ovvero il poter offrire il meglio a livello qualitativo con spese minime per i partecipanti. Infatti l’associazione, non a scopo di lucro, è sempre riuscita ad organizzare eventi di grande livello qualitativo, con fee di ingresso limitate per gli associati, sufficienti però a rientrare delle spese sostenute.

Abbiamo avuto importanti partner (quali Nikon School tanto per citarne uno) ma oggi stiamo lavorando oltre a consolidare gli importanti rapporti si lavora puntando sempre più in alto per averne di nuovi.

Anche con importanti collaborazioni, il nostro spirito resta il medesimo, parlare di fotografia per approfondirla e diffonderla, con un solo obiettivo finale, il più difficile: diffondere la cultura fotografica per poter utilizzare la macchina fotografica con sempre maggior consapevolezza.”

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Musicsuperevolution Andrea Del Giudice

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Tramedipensieri

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