Lettera a Parigi

#unacosatuaindono
#Covid19
#abbracciovirtuale
#iorestoacasa
Con Giuseppe VarchettaDario D’Incerti (il nostro meta editore) abbiamo deciso di donare alla comunità domiciliare che viviamo un taglietto d’affetto, come avrebbero detto Battisti e Panella. Così, da oggi, il secondo Taccuino parigino che abbiamo autoprodotto con Pino e Dario in sole 100 copie cartacee fuori commercio è da stanotte un ebook gratuito scaricabile dal link qui sotto. Basta iscriversi a Lulu (è una iscrizione gratuita), e scaricare il pdf. 
E’ piccolissima cosa, ma è un segno. Doveva essere una cosa quasi privata, diventa ora un abbraccio, come si può. Chi avesse difficoltà ad iscriversi a Lulu può chiederlo anche a noi, direttamente.
Anche in questo caso, come per il primo taccuino (pubblicato da Gilberto Gavioli) c’è qualcosa di assai strano: in quel caso, il libro uscì un mese prima dell’attentato al Bataclan, e quindi non lo presentammo se non per radio, a Milano.
C’erano alcune incredibili coincidenze, perché la poesia e la scrittura, a volte, accedono a qualcosa di misteriosamente presente, e non visibile. In questo, in esergo, Rilke recita: “Quanti esseri umani si sono sfiorati ignorandosi per non aver trovato il tempo di abituarsi l’uno all’altro” (R. M. Rilke, Lettere)
Buona lettura, abbracciati ai bit.
Vogliamo ringraziare Rossella Maiore Tamponi che, in forma privata, ricevendo le bozze, del libro ha compreso ogni immagine e parola, con la grazia che la contraddistingue. Cara Rossella, la tua copia cartacea è ancora qui, superato il corona ti arriverà, piena piena di gratitudine e affetto.
Un altro grazie con abbraccio Catia e alla Libreria Fahrenheit che hanno seguito la genesi del libro con affetto.
http://www.lulu.com/…/lettera-a…/ebook/product-24466567.html

Silvia Molesini, un recinto informa di rosa– Su Samgha

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All’incrocio esatto fra significante e significato troviamo la voce di Silvia Molesini, poetessa in vita a Costermano, venuta il luce a Bussolengo nel ’66. Quest’anno, ci regala, di Silvia Molesini, Mazzo di fiorellini, per Oèdipus, e noi con questi fiorellinii ce ne andiamo, come si va quando si coglie, e si raccoglie in vaso piccolo, perché la casa ci conservi vivida una luce d’incontro, sebbene ci sia un taglio, e uno sradicamento […] Leggi  su Samgha l’intera recensione.

(Grazie alla Rivista bella che ospita la mia nota di commento )

bella come l’aurora – Tra ponte e selciato, di Marina Agostianacchio

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Ci sono letture che ci attraversano su più piani, e quella che ho potuto fare (grazie alla cortesia della sua autrice) di “Tra ponte e selciato – Ventisei temi per mia madre” di Marina Agostinacchio (così delicatamente illustrato da Paola Munari), è una di queste.

E’ una raccolta tutta in orizzontale, umanissima e piena di vento e odori, di filettature di corpi e umori, e fluidi e ampolle, questa raccolta di Marina. Sin dalla scelta grafica, che dilata e attraversa i testi con gli acquerelli delicatissimi che li sussurrano in altra chiave, lenta arrivando a far percepire, in stretto e fermo contatto, la posizione del corpo.

Posizione che è già nel testo quanto nella relazione, questa relazione fittissima che fra madre e figlia riempie il tempo loro (e nostro) di note e note. Eppure invita, chi legge, ad un piccolo, coraggioso, delicatissimo ergersi, di una bambina che sente infine un liberatorio stupore nel corpo adulto e segnato, e con-segnato alla vita.

Sono tutte quartine, con la sola eccezione di una quartina che si apre in due distici, proprio lì dove dice che “scintilla il seme”.

E percorrono adagio, anche qui con assonanze all’orizzonte del piano, la corrente degli affetti e del legame materno/filiale. Porta in seno, e dal seno consegna, tutto un universo di significati e letture, di apprendimenti del giorno, minuscolo e incerto, e di preziose consegne che si sanno fare esistenziali.

Una scrittura femminile su una narrazione di donne, due donne specifiche, non sovrapponibili ad altre. Eppure rese capaci, dalla perizia dei versi, per nulla retorici, per nulla pesanti, di toccare tutto il perimetro di molte storie personali. Nel mio caso, addirittura di evocare, in sussurro, il grido di alcuni personali fantasmi. Di questo, in privato, dico grazie a Marina.

E’ una raccolta che meriterebbe di esser portata in lettura, non solo privata e rispettosa nel confine dell’occhio, ma anche narrata sul confine spaziale che ci fa condividere, con i suoi versi accostati a quei seni marini, che sanno essere culla, alimento e ferita, e persino terrore. Messa in mostra perché possa, orizzontale, respirare, E’ così che nei versi si fa strada una madre che sa farsi compagna, che si posa sul corpo per dire del dopo.

Dopo ogni cesura un verso nuovo, senza nessun inciampo.

Sono appena reduce da una seconda commossa lettura, fatta in questi giorni sul finir dell’estate. La prima era stata all’inizio, quando l’incontro con questa autrice è nato. Non a caso, in qualche modo, attraverso Gianmario Lucini. Le persone che hanno una luce dentro sono capaci di generare incontri anche quando non sono, nel corpo, accanto a noi.

Ed è stata una lettura, ancora una volta pienamente commossa, ancora una volta delicata e ricca e bella. E’ stato come vedere, nel femminile del modo, quanto ancora la poesia femminile sappia essere generatrice di vita nel dire la perdita, nel dire la morte.

Oltre a pensare che sia un lavoro poetico denso e nuovo, non ostacolato dal tremore della morte ma laicamente pieno di sentimento di vita, credo anche che, come donna figlia di donna, ci son molte donne che hanno incontrato la parola seno nello stretto di cure e ospedali a cui mi piacerebbe arrivasse. Con tutti quanti i suoi colori dentro, e con la grazia davvero bella di ogni singolo verso di Marina Agostinacchio.

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