A chi serve la p@rnogr@fi@
La tassa etica, rispolverata con l’attribuzione anche ai regimi forfettari della stessa, genera due aspetti assai discutibili se si pensa a un suo mantenimento.
Viene definita come tassa che non condanna i contenuti, ma i contenuti “inutili”. Ma mantiene il carattere “etico” definendo inutile la pornografia, pur essendo oggetto di consumo legale e diffusissimo.
Ora, il fatto che uno stato di diritto e laico sia inconciliabile con una tassazione eticamente connotata, va da sé.
Vediamo allora a chi serve la pornografia, peraltro spesso assai di confine con i contenuti erotici.
Il dizionario Treccani così definisce un contenuto se pornografico:
“pornogràfico agg. [dal fr. pornographique, der. di pornographie«pornografia»] (pl. m. –ci). – Che ha rapporto con la pornografia, che ha carattere di pornografia: letteratura p.; disegno p.; film p.; una rivista p.; stampa p.; uno scrittore p.; vendita di materiale pornografico; fotografie p. di quelle che si vendono nei porti di mare e nei sobborghi equivoci delle grandi città (Moravia). ◆ Avv. pornograficaménte, in modo pornografico: il film ha travisato pornograficamente il sottile erotismo del libro.”
Passiamo allora al sostantivo pornografia: “Trattazione o rappresentazione (attraverso scritti, disegni, fotografie, film, spettacoli, video ecc.) di soggetti o immagini ritenuti osceni [?], fatta con lo scopo di stimolare eroticamente il lettore o […] da una sofisticata elaborazione immaginativa. Per la sua perfezione tecnica, l’erotismo multimediale, che può facilmente sfociare nel pornografico, diventa sempre più un voyeurismo trasgressivo, a uso del singolo, ma anche di coppia e di gruppo (…)”
Tutto questo ci consente di ragionare su chi utilizza i contenuti pornografici, senza riserve e segretazione, e su chi li utilizza senza rimuovere (a volte nemmeno interiormente) lo stigma che li connota.
Onestamente credo che possa trattarsi del 90% della popolazione adulta, almeno per un consumo una tantum o rarefatto; ovviamente è idea, un parere personale privo di valore statistico, ma fondato su conversazioni private e/o di lavoro.
Preciso di non lavorare nel mondo del porno, piuttosto stanzialmente nel mondo della comunicazione interpersonale ed interpersonale e pubblica, per il benEssere delle persone nel lavoro nella vita.
Una volta, un amico di grande intelligenza che purtroppo oggi non è più con noi, ascoltandomi dire questo disse, quasi trent’anni fa: “è come dire che potresti essere una suora o una prostituta allo stesso modo”. Io risi, e dissi che ero una formatrice e una consulente di organizzazione. Questo però non sottintende che io critichi l’una o l’altra declinazione professionale o esistenziale.
Tornando a chi utilizza contenuti pornografici, e perché, provo a fare una sintesi delle mie convinzioni: la pornografia esaspera e semplifica a un tempo quello che l’erotismo suggerisce, se l’erotismo è un sussurro, la pornografia è un trillo, un guaito, un affanno, un urlato e talvolta decisamente un urlo.
Chi la utilizza in modo consensuale e consapevole?
Probabilmente chi, privato di una dimensione erotica e sensuale reale, fatta di relazioni e corpi, trova nella pornografia un sostitutivo dell’altro quando solitariamente vive il proprio desiderio. Ovvero tutti quelli ai quali e alle quali la società nega una dimensione erotico/sensuale per ferocia o per moralismo. o per ignoranza o fraintendimento dei bisogni. Rientrano in questi i e le detenut*, le persone portatrici di disabilità fisica e/o mentale, i e le lungo degenti per motivi di salute fisica o mentale, e infine chi si dedica a una esistenza casta con poca convinzione e/o con la consapevolezza che trasgredirne la regola è umano e non nuoce a nessuno. Infine, chi ha un immaginario che potremmo definire per/verso, e che quindi nella pornografia trova la rappresentazione delle proprie inconfessabili preferenze, e le sublima mantenendole nell’area del fantasticato e autogestito.
Se questo non porta (e non è provato che lo faccia, anzi credo sia solo un’idea bacchettona) a comportamenti violenti e di lesione e abuso su minori o su soggetti non consenzienti e consapevoli, nulla di male mi pare esserci sotto il cielo. Le azioni criminali esistono a prescindere.
Il mondo erotico, così come quello pornografico, hanno anche una dimensione condivisa: coppie che hanno voglia di “dirsi” fantasie, di imparare pratiche e linguaggi, di sperimentare emozioni solo “immaginate e desiderate” che però non vivrebbero nel reale se non avendole prima, forse, comprese vedendole agite nella pornografia. E’ in fondo un modo per “raccontarsi e raccontare”. Immaginate quello che usando un titolo della Atwood, “Fantasie di stupro”, succede nell’immaginario femminile assai diffuso che fantastica una sottomissione anche violenta, pur condannandola, giustamente e fermamente nella realtà.
Ora, ci muoviamo su un terreno molto scivoloso. La pornografia abita i luoghi degli incontri nascosti fra adulti che hanno esperienza di scambio di partner, single o coppie etero ed omosessuali che gravitano nell’universo iper-eccitante di saune, club e locali notturni, nei peep show come quello in Paris Texas ma con meno estetica e grazia, e dolore e amore. Solo sesso, ma non per questo da disdegnare a priori o vietare. O definire inutile.
Parliamo sempre di adulti consenzienti e di assenza di qualsiasi forma di violenza imposta fosse pure in visione. Persino l’universo pornografico di area BDSM parte da presupposti in qualche modo violenti e umilianti, ma quello è il cuore di quella esperienza, e anche lì, sempre deve esserci consenso, consapevolezza, limite esplicito, preferenza e adultità e libera scelta.
E, mi chiedo, quando si visita una mostra di maestri dell’illustrazione e del fumetto, decisamente intensi nella connotazione erotica, siamo sicuri che i linguaggi del maestro Milo Manara ne “Il gioco 2”, non siano mutuati da una vena di ispirazione “anche” suggestivamente pornografica? Cosa ecciterà di più un pubblico? Manara, Eleuteri Serpieri, Magnus delle 110 pillole, o un film di Brass, un filmato porno, o un video su internet? O i piedi fotografati per il pubblico di OnlyFans?
Credo che alla fine si tratti di una sentimento estetico quello che fa scegliere, ma anche fortemente la accettabilità sociale dei contenuti.
Nessun adult* si vergognerà a cercare in Feltrinelli le opere di Crepax, Milo Manara o Magnus, ma difficilmente la gran parte di loro prenderà un film porno per una delle ragioni sopra elencate, ricorrendo alla protezione dello streaming, e prima dei DVD e dei VHS (ma parliamo del ‘900).
E non pensiate che tutto questo sia territorio maschile. E’ territorio di ciscun* che viva, scopra o cerchi di sopperire a una mancanza o a scoprire un versante immaginario, sul versante della sensualità e sessualità.
La tassa etica non incide sulla protezione dei minori, non lavora per il sostegno a chi per una mancanza di equilibrio preesistente potrebbe portare le emozioni della pornografia sul terreno non consenziente di una realtà generalizzata.
Entra nel mancato consenso, ovviamente, la pressione psicologica con la quali fra adulti si potrebbe dare per scontata la condivisione, invece che derivata da un esplicito consenso (cosa vi ricorda?).
Ma, è questo è il tema della raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare che intende abrogare la tassa etica, che questo esecutivo rispolvera e rende più attiva, colpendo le piattaforme come OnlyFans e i lavoratori del porno e limitrofi in regime forfettario, ignorando tutti i temi che un consumo non adulto e non consapevole della pornografia potrebbe generare.
Allora, amici e amiche, leggete Amsterdam di McEwan e fatevi un’idea di come ciascuno abbia un immaginario, le 110 Pillole di Magnus, persino le opere di De Sade o il più soft Histoire D’O, di Pauline Réage (da cui un bel film anni 70 che non definirei pornografico, al limite da inserire nella categoria dell’erotismo e del porno soft).
Si saranno eccitati gli spettatori di Ultimo Tango a Parigi, almeno un po’, per l’erotismo bruciante e disperante e immenso di Brando e Schenider, o avrà prevalso il giudizio storico, la ragione politica, la valutazione etica? Di certo prevalse la valutazione etica di quelli che misero la pellicola al rogo, come misero a censura lunghissima L’impero dei Sensi di Nagisa Oshima, film del 1976 accusato di pornografia e ritirato dalla sala poche ore dopo la prima proiezione e processato per oscenità. In realtà era un film feroce sull’amore.
Ecco, io non pretendo di aver descritto verità assolute su questi temi, sono i miei personali e adulti punti di vista. Ma, spero possano far pensare un pochino alla necessità di dire no alla tassa etica, a qualsiasi tassa etica, tanto quanto è necessario esprimersi su altri temi ad oggi agli occhi dei media.
I partiti più coraggiosi e liberali si sono espressi, a favore dell’abolizione e a sostegno dell’iniziativa: radicali, +Europa, Azione e i socialisti. Questo a quel che risulta a me. Ho l’impressione che molti partiti contrari allo Stato Etico non prendano posizione avendo elettorati divisi, e poco coraggio nella difesa dei diritti di tutti, anche al consumo consapevole di pornografia. Cosa fanno il PD, AVS, Italia Viva? Nemmeno ne parlano, ad oggi, che mi risulti. Ma magari mi sbaglio, e qualcuno me lo faccia sapere.






Lascia un commento