Le mie personali e politiche ragioni
Le cose non devono mai esser lette in sé ma sempre nel contesto in cui accadono. Nel programma complessivo d’una azione di governo teso a creare una egemonia del pensiero conservatore e oppressivo, la riforma della giustizia proposta non può essere letta senza considerarla nel contesto in cui nasce.
Oltre ad essere una cattiva riforma, che moltiplica i costi di gestione delle giustizia, che delegittima il ruolo di controllo del CSM e ne depotenzia la capacità dividendolo in tre e squalificandole i profili di competenza, che trasforma le procure in agenti di governo (a cui associare, parrebbe, una polizia giudiziaria dipendente da uno dei ministeri e non dalla procura stessa richiamando, a mio modo di vedere, il preludio a una polizia politica modello STASI), la riforma non tocca i veri nodi del malfunzionamento della giustizia.
Ovvero: tempi dei processi, rapporto fra causa penale e ricadute civili, costi della giustizia per i cittadini, lentezza per assenza di risorse infrastrutturali e persone in esercizio, avvisi di garanzia, intercettazioni, carcerazione preventiva, rapporto fra le procure e la stampa (con la riforma addirittura tempo possano persino peggiorare in funzione politica), revisione delle pene nel caso di piccoli reati, prevenzione dei rati attraverso politiche sociali e culturali, depenalizzazione di alcuni comportamenti oggettivamente non punibili, e tanto d’altro.
Inoltre, in un contesto in cui in Italia da 4 anni si assiste all’introduzione di reati e a scelte operative non dialogate con le opposizioni (in particolare sulle politiche economiche, fiscali, di confronto con l’immigrazione, di genere e di giustizia nel suo complesso), anche solo l’espressione di una disapprovazione totale del metodo basterebbe a legittimare un NO fermo e deciso a questa riforma della Giustizia, perché nessuna fiducia nella tutela della democrazia e del diritto si può supporre di dare chiavi in mano questo Governo.
Aggiungerei a tutto questo l’uso strumentale di sentenze e percorsi di indagine legati alla tutela dei minori e all’esercizio della funzione pubblica come per gli eventi accaduti a Bibbiano e più di recente a Garlasco, e nella Casa del bosco. Per non dire delle ultime affermazioni in merito al controllo giustamente esercitato dalla magistratura sul centro in Albania e sui comportamenti verso le ONG e verso le azioni di protezione degli immigrati in ambito sanitario.
Il ruolo delle procure, del giudici, degli assistenti sociali, dei medici, deve riflettere l’applicazione delle leggi, il controllo sulla loro applicazione corretta, il rispetto del diritto. Una politica di governo che tenda a delegittimare tutto questo con azioni di comunicazione e di disprezzo, con affermazioni che da persona che si batte da anni per i diritti onestamente mi fanno ribrezzo e destano in me le preoccupazioni più cupe.
Questa riforma non può essere letta solo nel merito, che ripeto è a mio parere comunque sbagliato. Deve essere l’occasione per tornare a imporre una dimensione democratica e rispettosa nelle pressi parlamentari e legislative.
E sì, è decisamente una scelta politica.
Ed ai miei compagni di partito in Italia viva, faccio notare che se Matteo Renzi, la sua famiglia e i suoi amici sono stati assolti dalle accuse legate al caso Open, si deve proprio a un sistema giuridico forte e democratico.
A questo, contrapponete un governo che per ostacolare l’azione politica di Matteo Renzi ha persino fatto una legge ad personam. Meditate…
E dal senatore #MatteoRenzi, onestamente, non mi aspetto che un NO come scelta di voto al referendum. Il contrario negherebbe la frase che lo ha sempre distinto: “il tempo è gentiluomo”.
Aggiungerei: salvo che nelle dittature di fatto.

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