La cattedrale del silenzio

Od anche la cattedrale dell’addio

Uscito da pochissimo, “La cattedrale del silenzio” di Tommaso Scicchitano è un romanzo breve, una indagine letteraria ed esistenziale, che merita la massima attenzione. Situato nella Varsavia del 2022, e affidata a un io narrante terzo ma a una voce tutta femminile che racconta la protagonista dell’indagine. Con dedica intensa, in apertura, a Federica Tourn, senza il cui coraggio, dice Tommaso, il suo romanzo d’oggi non esisterebbe.

Perché questo short novel merita lettura ed attenzione? Perché affronta, nelle eleganti 50 pagine, una pratica religiosa, e aggiungerei sociale, di riduzione al silenzio delle identità, di frantumazione delle specificità femminili nella vestizione monacale. Quindi del dramma della solitudine, della perdita di ragione e a volte del suicidio quando si incrociano il piano della fede e quello dell’esercizio del potere, invece che verso la luce di una fede sana, verso la nube tossica della sottomissione e della regola stravolta.

L’indagine rimanda alla memoria una storia di cronaca reale, e quello che nel romanzo è costruttore di totemici luoghi di segregazione dell’io, nel fatto di cronaca che gli si accosta (non so se per caso o per libera associazione creativa) aveva al centro un artista del mosaico.

Quanta infinita pena all’idea che il mosaico rappresenti non l’unione e la composizione di una figura compiuta, quanto piuttosto i frantumi a cui nelle due storie viene ridotta la persona, per di più nel suo essere femminile. Se al voto monastico non basta la regola dell’ordine, ma a questa si aggiunge un noviziato di dispersione, di annullamento, e di negazione, siamo davvero lontanissimi dall’idea che dovrebbe portare in sé il servizio alla parola di Dio.

Solo attraverso una caratterizzazione della fede nella propria inclinazione al bene è possibile, io credo, lodare il Signore. E a questo, aggiungo che persino la regola del silenzio cara ad alcuni Ordini, nulla ha a che vedere con la letteraria cronaca polacca di mondo post comunista, troppo vicino agli ideali della destra più estrema, come quella che ci rinvia Scicchitano.

Non ho, pur essendo profondamente cristiana, molta simpatia per come la figura di servizio femminile viene intesa nella Chiesa Cattolica. Già l’assunzione di un nome nuovo, mi pare che contrasti con l’idea di un dio che si fa uomo e passa per il corpo di Maria, a cui viene richiesto, dei movimenti di fede, il più alto degli atti di fede. Donare il proprio corpo al bambino annunciato dall’angelo.

Sono Giuseppe e Maria, nella loro umanità profonda, guidati l’uno da un sogno e l’altra dall’angelo, a darci la misura del sacerdozio e dei voti per le suore. La misura dell’essere per la cristianità, per un vangelo vivo, che sempre riconosca il valore della persona singola, individuata, con le sue fragilità e la forza della sua fede.

La vicenda di cui leggiamo è nella narrazione che scorre precisa, tersa e dolorosa, come scorre la nostra ansia di scoprire e sollevare davvero il velo di quella specifica e muraria cattedrale, senza luce né speranza.

Dare voce alle ultime a cui è stato impedire parlare, di parlarsi e di guardarsi come persone è il compito di questa storia, il compito di Federica Tourn e il compito di Tommaso. Tommaso Scicchitano, il cui tratto di narratore è vicino alla battaglia dei vinti, perché possano non esserlo più.

E’ una lettura che fa bene al cuore, pur ferendolo con il dolore insanabile per quel 97% di sorelle che in quel Monastero hanno lasciato il percorso così lontano da quello di Dio, e così vicino a una strage di anime. Fra Varsavia e Cracovia, fra il 1995 e il 2015.

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