di Nerina Garofalo

L’interprete del “nostro” antifascismo

“L’Interprete del silenzio” è l’adattamento in serie televisiva, nel 2023, dell’omonimo romanzo del 2018 scritto da Annette Hess.

Il dramma storico co-prodotto da Germania e Polonia è la storia della giovane Eva Bruhns, traduttrice dal tedesco al polacco e viceversa nella Francoforte del 1963. Ed è in quell’anno che Eva, prossima al matrimonio con un giovane imprenditore, viene coinvolta, a Francoforte, in un processo nei confronti di alcuni membri delle SS.

Mi meraviglia il silenzio che circonda questa serie, che approda ora su Disney, considerati il clima e le tensioni che abitano il nostro tempo. Come quello su un’altra serie appena apparsa sulla stessa piattaforma, “Breslau” – Gli omicidi di Breslavia.

La prima emozione profonda provata vedendo la prima serie, e iniziando a vedere ieri la seconda, è una consapevolezza precisa della necessità, a-temporale, dell’antifascismo.

L’immersione in un clima reduce dal nazional socialismo tedesco hitleriano e la memoria di una alleanza inaccettabile del Fascismo italiano a quelle logiche (che solo amplificavano molte delle caratteristiche autoctone), conferma sempre la necessità di difendere le democrazie da quelle ideologie e da quel modo di intendere i concetti di Patria e di Alleanza.

Non credo possa esistere, né debba esistere, l’idea che i fascismi di ogni natura non siano negazione di libertà e democrazia. Né che possa esistere una destra che se non rinneghi esplicitamente e senza ombre ogni connivenza ideale o programmatica con quei principii possa essere parte di un organismi parlamentari.

Inoltre credo, abbastanza continuamente, che nonostante possa esserci una destra liberale, questa comunque possa facilitare volente o nolente quel tipo di violenza e intolleranza verso le diversità tutte, dando alveo a quelle forme di nazionalismo liberticida che in alcuni albergano nonostante la Costituzione e la Democrazia, e nonostante la possibile destra liberale.
Questo per l’esaltazione di alcuni, anche a dispetto dei Partiti.

Ora, ciò detto, interpretare l’antifascismo non ammette deroghe alla difesa della libertà, anche a costo di un dialogo sociale che è una grande responsabilità portare avanti. Richiede rigore, sentimento non ambiguo del diritto, forza non numerica ma culturale.

Cos’è allora quello a cui assistiamo, in un tempo che sgretola ogni paradigma? Provo ad usare l’accetta e tracciare pochi punti imprescindibili nel mio modesto punto di vista:

  1. un riepilogo straziante di cosa sia avvenuto nei campi di sterminio nazisti, ottimamente riepilogato nella serie di cui parliamo (senza indulgere su denti, ossa e fotografie di corpi straziati, ma rappresentando il vuoto del Campo di Auschwitz, la sola struttura, e le regole di approvvigionamento logistico (quantità di Gas) e criteri di selezione dei prigionieri, basta a capire quanto diverso da ogni altro orrore bellico si sia visto nel 900. O che si veda oggi. Una programmatica, industriale, feroce cancellazione di intere identità (ebraica, nomade, ma anche comunista, cristiana non reticente,, omosessuale, di inabilità).
  2. Ogni guerra è atroce, e in guerra non ci sono innocenti fra Stato combattenti. Vengono compiute violenze, abusi, stupri, distruzioni e negazioni. Pagano di più le donne, i bambini, gli anziani. Chi rimane vivo dopo una guerra, o un attentato, o una strage, porta i segni di qualcosa che non si supera, non si rimuove, non si cancella.
  3. Ma: una cosa è una guerra, per quanto sbagliata, ideologica, feroce: una cosa sono le stragi e gli attentati; una cosa profondamente diversa è la programmatica cancellazione, il genocidio con le proprie infinite anime innocenti dentro.
  4. Questo distinguo è la ragione di ogni antifascismo e di ogni assimilabile ideologia. Tutto il resto, nella sua ferocia, vede in campo tutte le fedi, le convinzioni politiche, le visioni confine. Porta all’orrore verso il governo russo quanto verso i conservatori israeliani. Ma questo né coinvolge, né deve, né gli israeliani, né gli ebrei, né i russi, né gli ucraini. Se non nelle figure dei governi, degli eserciti che non disertino, dei finanziatori di guerre.

Accanto a questo però (che per me significa non aderire a nessuna azione ProPal, ma solo ad azioni di pacifismo esplicito e inequivocabilmente universale, condannando tutte le forme di limitazione delle libertà di autodeterminazione delle persone e dei popoli, per me in ogni caso pari nei diritti ma non uguali) il quadro politico e culturale che si vive, e in Italia con contraddizioni ai confini del delirio epistemologico, ha una complessità sconosciuta dal dopoguerra ad oggi. In Italia, ma direi anche in Europa. Limito il campo, perché l’Europa è comunque il nostro punto di origine culturale.

Allora oggi, io non difendo la cultura dei palestinesi islamisti, ma il diritto dei palestinesi al loro territorio, alla loro fede e cultura, alla loro vita. Siano essi persino islamisti radicalizzati. Ma, considero l’islamismo radicale in totale distanza dai mie valori di donna, di democratica, di Europea. Io non difendo, anzi condanno senza ma, le azioni di Netanyahu, ma com-patisco il vissuto storico di chi ha subito un genocidio, e paga in ogni dove una intollerante diminuito sociale, attutita solo dal capitalismo americano negli anni della guerra e dopo. E considero la Shoha non paragonabile a nessuno atto di guerra o sterminio perpetrato in nome del conservatorismo o del comunismo radicale.

Considero la sinistra italiana, oggi, ambigua in alcuni casi, e cieca in altri. Noto una aberrante forma di silenzio sui morti ucraini, in Congo, in Yemen e in moltissimi luoghi, e l’ostentazione di una predominanza della questione palestinese, quando invece è la questione ucraina ad essere al centro della minaccia ai nostri valori.

Le persone apertamente ProPal sono anche apertamente indifferenti, nella maggior parte dei casi, alla questione europea e ucraina, e lasciano il fianco ad agitatori e provocatori come quelli che hanno riempito di letame la redazione de La Stampa.

Forse la memoria di Charlie Hebdo non è più patrimonio comune.

Essere ProPal non significa essere proHamas, ovviamente, ma allora mi chiedo perché le manifestazioni non siano davvero contro tutte le guerre. Ma altrettanto, credo che ProPal condanni alla solitudine l’Europa Unita e l’Ucraina. Per non parlare della pericolosamente a rischio terra di Polonia.

Le destre avanzano, sinora, ma le sinistre barcollano giocando a mosca cieca. E in questo naufragar, noi ci giochiamo lotte di decenni, diritti conquistati mai per sempre.

Infine, i luoghi di pericolo: fare sit-n e scioperi bianchi contro la libertà di pensiero e parole come accaduto in nome dell’antifascismo )a mio avviso malinteso) a Più libri Più Liberi (ma allora liberi di cosa?). La verità terribile è che viviamo, a sinistra, con la coscienza di una cultura libertaria che si è smarrita, confondendo il dire col fare. La libertà di pensare e nominare, con ill fare o convincere a fare. Se degli assassini sono convincenti, forse dobbiamo preoccuparci perché non siamo più capaci di esserlo noi, avendo bisogno di cadere nella trappola della censura preventiva, della cultura WOKE, che per certo tutto è meno che di sinistra e libertaria.

La sinistra vive oggi di icone e confusione, non contesta la Russia pensando che sia ancora (se pure anche quello non avrebbe senso), l’Unione delle Repubbliche Sovietiche. Che svista, madama la marchesa. Questo fa sì che a capo del PD ci sia una persona che non viene dalla sinistra di grande tradizione, che pur di esistere espone il primo Partito Democratico in Italia alle Sirene di Conte, e dimentica che la cosa politicamente peggiore nella storia del PD fu l’occupazione al Nazareno fatta dalle Sardine.

Il mio cuore batte a Sinistra, ma amo la concretezza e la capacit àdi lettura delle sfumature, quelle che Del Rio vede e Boccia ha smarrito o mai avuto. Allo stato attuale: credo che i Riformisti del PD non ce la faranno a prendere lo spazio negoziale che dovrebbero vere, che Matteo Renzi non sia compreso dal centro sinistra come si dovrebbe, che le menti migliori di AVS non abbiano il coraggio di lasciare le icone e siano troppo affascinate da Greta Thumberg, che Conte sia quanto di più lontano da un pensiero democratico e di sinistra si possa immaginare.

Sento che i leader capaci di pensiero siano anziani, in alcuni casi morenti, e che la nostra speranza sia nei giovani, ai quali restituire una scuola capace di formare leggendo le pagine di Hitler come quelle di Sartre e Camus, che si debba comprendere Marx oggi più che mai.

Che si debba mettere di osannare icone radical chic, per quanto magnifiche. Occorre riaver poeti, santi e navigatori, innamorati del nuovo e carichi di saudade.

Credo si debbano avere programmi a misura delle persone tutte, sopratutto quelle fragili. Che si debbano studiare la letteratura latina e quella greca, e la filosofia, in tutte le secondarie, anche tecniche. Che l’educazione sentimentale non abbia a che fare nulla con il WOKE, ma che forse aiuterebbe leggere Truman Capote. Che sia un errore dei Sindacati isolare Landini, benché anche lui non sia lungimirante. Credo che si debba #direNO al Referendum di marzo sulla giustizia, anche se si fosse favorevoli alla separazione delle carriere.

Che le persone siano complesse, e che non ci siano eroi ma sopratutto antieroi, che le canzoni di oggi non ci debbano bastare, che debba esserci una Italia in cui i ragazzi d’Europa volgiamo venire a vivere e studiare, come i nostri figli amano pensarsi in Australia, in Canada, in Spagna. Che devo rispettare tutt*, ma che dove vivo a nessuna donna possa essere imposta una infibulazione, un velo, un processo di verginità. Che accogliere non sia e non debba essere abdicare ai propri valori di democrazia e diritto paritario.

Insomma, c’è davvero tantissimo da fare, e di leader che sappiano guidare il cambiamento non se ne vede l’ombra, e se qualche ombra c’è viene subito oscurata dai Boccia di turno.

Chi pensa a sinistra, in molti casi, la sinistra non la riconosce più. Vi prego, ditela una cosa davvero di sinistra, con coerenza e con coraggio. Non fai le primarie di coalizione, fatele nel PD, e che votino solamente gli iscritti, come dovrebbe essere e non è.

I partiti, tutti, non sono una bella cosa, non sono luoghi di democrazia reale, eppure, se perdiamo la fiducia in essi, davvero allora ritorniamo a un feudalesimo che già oggi fa tremare. Ma davvero vogliamo dire che i 9 euro/h sono l’orizzonte? Ma davvero?

Io voglio il raggio verde, a definire l’orizzonte.

(ng, dicembre 2025)

One response to “L’interprete del “nostro” antifascismo”

  1. Mamma mia Nerina scrivi bene ma tantissimo. Io invece sarò telegrammatica. Intanto per me GIUSTO VOTARE SI sul referendum sulla separazione delle carriere. Ricordi quello che hanno subito gli ebrei nella seconda guerra mondiale, quello è genocidio. L’antifascismo è la democrazia non il comunismo o l’islacomunismo. Quando ci sono atti violenti politici di estrema destra sono fascisti, quando lo fanno gli estremisti di sinistra sono comunisti. Lo so ci sarebbe tanto altro da commentare ma non approfitto!!

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