Fiori di Cactus, Mariarosa Costanzi – red@zione, 2012

 

Chi ha avuto la fortuna di condurre laboratori di scrittura creativa, o di riflessione biografica, conosce l’incanto che accade quando uno dei partecipanti approda a quella che io definisco abilitazione narrativa. Quella capacità, tutta specifica, di dar conto a se stessi del valore di poter guardare alla propria esistenza, o agli avvenimenti nel mondo, percependone la coerenza, il loro avere un passato, un presente e delle ipotesi di futuro, che trasformano il magma delle passioni e delle emozioni in qualcosa che possiamo dirci, dare e dire.

Sono molto fortunata perché a questo incanto assisto, da alcuni anni, in molte occasioni. Non solo nei laboratori che conduco, ma anche nei processi di consulenza organizzativa e di coaching nei quali applico un approccio narrativo a metodologie che non necessariamente lo implicano, scoprendo il valore aggiunto di questa capacità di parola interna che sa poi trasformarsi in prodotti, idee, progetti, opere, non necessariamente fatte di sole parole.

E’ per questo che ho provato una particolare emozione quando Caterina Bruzzone mi ha inviato, insieme a Mariarosa Costanzi, una copia con dedica doppia (da parte di Caterina e dell’autrice) di questa raccolta di ricordi, racconti e ricami scivolati con delicatezza di farfalla dalla mano di Mariarosa al foglio stampato dell’Editore red@azione (quanti bei giochi di parole nel nome dell’Editore) .

Fiori di cactus ha tre sezioni, e tre fiori in copertina. Il nero sul fondo, il grigio e vari toni di rosa nei fiori di cactus. Sul retro (da qui la mia emozione di facilitatrice di abilitazioni narrative, e di narrative thinker), ci viene narrato come questo libro nasca da un’esperienza d’incontro di Mariarosa Costanzi con la scrittura creativa, e dal suo desiderio conseguente di trasformare i prodotti di quel laboratorio in un libro. C’è una felicità particolare nel sapere che la terra è disseminata di luoghi ed esperienze che producono e fanno germogliare fiori così simili a quelli che anche noi accudiamo armati di sola linfa, come la Cesira di uno dei più ricordi di Mariarosaria.

I colori scelti in cover sono una sintesi intensa del mood centrale del lavoro narrativo dell’autrice, che dal nero del ricordo, del passato e del “non ancora pensato”, fa emergere creature vitali connotate intensamente dallo sguardo di genere di una scrittura indubbiamente femminile e ”laterale”. La voce è una voce di donna che si fa precisa e accogliente su figure, anni, paesaggi e passaggi, persino nel rievocare l’avvento del computer e la Milano-Sanremo negli anni ‘50.

La densa introduzione di Maurizio Puppo (a sua volta maschile ed attento osservatore di una capacità di essere “sociologico” dello spazio narrativo di Mariarosa –mi permetto da narratrice a narratrice l’uso del solo nome, benché ancora non ci si conosca che per voce di pagina–) restituisce e sottolinea la vocazione ancillare di una memoria riscoperta, che si desidera trasformare in qualcosa che rimanga e dia voce a una voce profonda e riecheggiata nel pathos familiare per tutta una vita. Ed è davvero una introduzione appassionata e bella.

Ci mostra di Mariarosa Costanzi il suo essere genius loci di una dimora generazionale, cittadina e regionale, nel territorio più ampio del panorama mondo, così fortemente narrato fra la reclusione e lo sconfinamento della guerra.

E le tre sezioni che vivono il libro, consentendo un percorso di lettura avvolgente e piano piano sempre più abilitato a guardare l’altro altrove (passando dalla dimensione ancillare a quella creativa e operativa nel mondo dell’immaginato), ci fanno vivere l’esperienza sempre avvolgente che passa dalla memoria e dalla formazione autobiografica alla ideazione del possibile.

La descrizione è sapiente, mai stucchevole, persino capace di parlare con pudore non retorico dei temi della meditazione di preghiera, dell’Olocausto e della trincea, come solo le donne sanno, essendo antiretoriche senza aver bisogno di aggressività ed eccesso.

Gli incipit sono spesso potenti e sapienti, le chiuse mai dure o forzate. I personaggi rispettati fino in fondo, senza violazioni solipsiste come in molti narratori malati di Petrarchismo.

La lettura è emozionante, cattura al sole la malinconia dei tramonti e resta dentro come una carezza pudica. Mi ha fatto sentire lo stesso tipo di perfezione che ho avvertito nei mie “ragazzi” nei laboratori (molti dei miei hanno gli stessi anni miei, alcuni gli stessi anni di Mariarosa): ho risentito la capacità di Enrico, di Marina, di Debora, di Agata, di Lucio, di Italo, di Ahmed, di Carla, di Teresa, di Antonietta, di Luca e di tanti altri, quella capacità di entrare nel ricordo e di ridarlo alla luce come nutrito dall’esperienza della scelta delle parole.

Sono davvero grata a Caterina per questo dono, con la complicità generosa di Mariarosa nell’inviarmelo per condividere una emozione e l’uscita di un bellissimo libro. Anche mia madre ha lavorato in Banca, negli anni 60 e poi ancora, e anche mia madre ha perso mio padre nel 1997. Quante curiose coincidenze in questo incontro. Anche mia madre scrive, e mi ha insegnato la pratica del sogno come racconto. Per questo, mi piacerebbe incontrare Mariarosa e Caterina nella cornice narrativa di una matrice di sogno sociale.

Per il resto, credo che questo libro possa essere un dono per dire a ciascuno quanto possa essere ricco il desiderio di sperimentarsi in una abilitazione a narrare, in questo caso arrivando a restituire a se stessi e ai lettori (uomini e donne) una lettura bella, una lettura viva, una scrittura elegante e vigile che speriamo di riascoltare presto in un nuovo spazio e libro  da occupare col le tue parole, carissima Mariarosa.

(Nerina Garofalo, 3 dicembre 2012)

 

PS: ovviamente, auguri anche agli Editori del libro, e ai colleghi o colleghe del Laboratorio che ha frequentato Mariarosa, che saranno fieri e felici della restituzione al loro lavoro che questo libro è, come felice sono stat io per tutte le cose che ho imparato, letto e visto nascere nei miei laboratori. Ricordo con particolare commozione i libri costruiti a mano da Carla, Teresa, Enrico, Marina ed altri dopo l’incontro Artistico Editoriale con un generosissimo Mauro Mazzetti, venuto a trovarci in veste di Editore

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