Un pezzetto di verità sta nella gioia

 

Si concludono stamane, nella sala del teatro “Anfitrione”, i lavori del Convegno “Identità e Paura. Realtà sociale e forme del disagio mentale”, proposto da “Lo spazio psicanalitico”, una delle realtà romane più attente a coniugare ricerca e formazione intorno a una militanza fattiva a favore del benessere della persona, e del benessere sociale.

La giornata di ieri è stata ricca di interventi che con profonda attenzione alla complessità soggettiva e del sistema di relazioni hanno proposto le ragioni della psicanalisi in un coraggioso confronto (aperto e produttivo) con le letture che del disagio provengono dalla ricerca e dalla pratica clinica. E’ stato con molto stupore che, da ricercatrice sul versante delle narrazioni, ho incontrato un modo e un mondo nel quale il passaggio dal caso clinico alla riflessione intellettuale porta la traccia evidente di una cura estrema del valore di ciascuno e ciascuna.

E’ stata tutta, la giornata di ieri, carica di un sentimento aperto e buono di consapevolezza dei limiti delle ragioni e desiderio di utopia. Ma di utopia che può incarnarsi, farsi corpo sociale, e per certo “buona pratica” professionale.

Accanto a questo, la personale straordinaria gioia di ritrovare un mio testo fra quelli scelti da Ninfa Delicato e dalla bravissima Rosamaria Caputi (splendente nel suo essere il luogo recitante di una e più passioni incarnate), nella performance che ha chiuso i lavori della giornata di ieri con una innovativa e straordinariamente bella narrazione riflessiva su un caso.

Devo essere grata a Ninfa, a Rosamaria e allo Spazio per la ricchezza con cui mi son sentita accompagnata ieri ad un ascolto impegnativo e pieno.

La capacità interpretativa di Rosamaria (davvero commovente, appassionata ed esatta), e la capacità di riscrittura di Ninfa, sono state davvero un luogo forte di salvaguardia dall’inutile cattiveria di un mondo così urlato e mal tradotto dai linguaggi quotidiani.

Così come ciascuno degli interventi portati nel corso della giornata, e in particolare quelli in apertura di Convegno, hanno saputo toccare, a volte con punte esatte di espressione poetica, ogni nervo scoperto proteggendolo con cura, definendo lo spazio esatto della stanza di analisi come luogo aperto che consente alla persona un suo stare al mondo consapevole e dischiusa all’impensato.

Ho ancora oggi, al risveglio da un sonno pieno e senza sogni che riemergano a dire, un sonno ristorato dalla pienezza dell’ascolto e del sentimento condiviso, i sussurri e le grida delle molte e belle narrazioni di ieri.

Come se avessi ancora una volta, nell’incontro con “Lo spazio”, costruito intorno a un vuoto “che non può essere colmato”, ma che può essere preso in carico, guardato, contenuto, lavorato come un vaso per la gioia.

Perché se, scrive Lacan in uno studio su “Dora”: “quel che vuole è il sapere come mezzo di godimento, ma solo per metterlo al servizio della verità”, io credo che un pezzetto di verità stia nella gioia.

Quella gioia che possiamo sapere di poter provare vivendo.

unpezzettodiVeritàStaNellaGioia

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