Il doveroso presidio al Comune e in Municipio

Il voto di domenica e lunedì, per i ballottaggi, si impone come dovere civico per chiunque avverta la complessità di ciò che viviamo, in termini sociali e politici, a livello locale quanto a livello nazionale. La città di Roma, ospite delle Istituzioni più alte, ci chiama a tener fede ai nostri doveri di cittadini e cittadine con ancor più grande sentimento di responsabilità e rigore.

Quello che accade nelle piazze, non solo italiane, con l’assunzione di modalità di contrapposizione populista e reazionaria ai governi ed ai simboli della democrazia partecipata ma delegante, rappresentativa, è gravissimo ed è, da lungo tempo, sotto gli occhi di tutti.

Le forme di individualismo e mancata analisi solidale di situazioni e dati generali, tipiche dei movimenti che imperversano da due decenni, sono facile preda e luogo di strumentalizzazione per le destre già estreme e violente.

Una democrazia solida e maggioritaria, come è oggi la nostra, non può ridurre la nazione alla stregua di nazioni che versano in direzione dei peggiori sentimenti nazionali, come ad esempio la Polonia.

Il compito del futuro sindaco di Roma, così come quello dei Presidenti e delle Presidenti di Municipio, deve essere quello di amministrare una città al servizio delle persone che la abitano e di servizio alle Istituzioni democratiche.

Come potrebbero i candidati di destra, nelle varie sedi, occuparsi di questo, quando palese è la vicinanza, o quanto meno la non presa di distanza netta, da questi movimenti?

Abbiamo sentito la condanna della violenza, a non la presa di distanza dai gruppi e partiti che l’hanno promossa e la promuovono.

Non è sciogliendo le organizzazioni che si formano le comunità resistenti, che si consolidano basi e vissuti delle democrazie. A questo si arriva con una città e dei municipi solidali a un disegno di confronto sociale sempre caratterizzato dai valori della costituzione e di tutte le democrazie, e capaci di sviluppare in essi centri di formazione educazione sentimentale, pratica e incremento dei valori democratici. E quindi, attenti ai bisogni, alle soluzioni non populiste ma capaci di prospettiva, alla crescita del bene comune, sia esso economico come etico e civile.

Per questo, occorre andar uniti e confermare il nostro voto ai candidati delle alleanze democratico, in questo ballottaggio di fatto rappresentanti di tutte le forze che non populiste e contrapposte ai fascismi di ogni natura.

Candidati con programmi di inclusione, di costruzione di una sicurezza non “militarizzata” ma derivante da come la città e i municipi si organizzano, vicini ai bisogni di genere, alle diverse identità culturali coesistenti, ai bisogni specifici delle nostre coscienze e dei nostri ciìorpi e corpi sociali.

Al comune di Roma deve essere indiscutibile la non astensione e il sostegno a Roberto Gualtieri, così come nei Municipi, a figure come quelle di Amedeo Ciaccheri, in MUNICIPIO VIII, di Titti di Salvo, in Municipio IX, e così via.

Seguendo Wislawa Szymborska, Comportiamoci bene nel mondo… cerchiamo di essere poeti

(NG)

**

“Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno senza fare domande,
senza stupirmi di niente

Ho svolto attività quotidiane,
come se ciò fosse tutto il dovuto.

Inspirazione, espirazione, un passo dopo l’altro, incombenze,
ma senza un pensiero che andasse più in là
dell’uscire di casa e del tornarmene a casa.

Il mondo avrebbe potuto essere preso per un mondo folle,
e io l’ho preso solo per uso ordinario.

Nessun come e perché –
e da dove è saltato fuori uno così –
e a che gli servono tanti dettagli in movimento.

Ero come un chiodo piantato troppo in superficie nel muro
(e qui un paragone che mi è mancato).

Uno dopo l’altro avvenivano cambiamenti perfino
nell’ambito ristretto d’un batter d’occhio.

Su un tavolo più giovane, da una mano d’un giorno più giovane,
il pane di ieri era tagliato diversamente.


Le nuvole erano come non mai e la pioggia era come non mai,
poiché dopotutto cadeva con gocce diverse.


La terra girava intorno al proprio asse,
ma già in uno spazio lasciato per sempre.

È durato 24 ore buone.
1440 minuti di occasioni.
86.400 secondi in visione.

Il savoir-vivre cosmico,
benché taccia sul nostro conto,
tuttavia esige qualcosa da noi:
un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal
e una partecipazione stupita a questo gioco
con regole ignote.

(Wislawa Szymborska, Disattenzione)

“[…] qualunque cosa possiamo pensare di questo mondo – il mondo è stupefacente. Ma “stupefacente” è un aggettivo che nasconde una trappola di tipo logico. Siamo stupefatti, dopotutto da ciò che si discosta da una regola ben conosciuta e universalmente accettata da un’ovvietà alla quale ci siamo conformati, via via che crescevamo. Ora, il punto è che non esiste un mondo così ovvio. Il nostro stupore esiste per sé e non poggia sul confronto con qualcos’altro. Certo, quando parliamo, nel quotidiano, quando non la smettiamo mai di giudicare ogni parola, usiamo tutti frasi del tipo “il mondo usuale”, “la vita usuale”, “l’usuale corso degli eventi”… Ma nel linguaggio della poesia, dove ogni parola viene soppesata, non c’è niente di usuale o normale. Nessun sasso e nessuna nube al di sopra del sasso. Nessun giorno e nessuna notte che segue quel giorno. E, soprattutto, nessuna esistenza, nessuna esistenza di chiunque al mondo. Sembra che i poeti avranno sempre un loro mondo ritagliato su misura.”

(Wislawa Szymborska, Prolusione alla consegna del Nobel nel 1996)

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