Non è forse la famiglia patriarcale, tanto amata a destra, la principale forma di segregazione di genere?

Il tema della relazione fra culture, non è l’oggetto della polemica che strumentalmente cavalca la destra sulla questione. Il tema vero, sulla possibilità di avere piscine per sole donne, è il rispetto delle identità femminili in tutte le loro declinazioni. 

Nel nostro stato non è auspicabile né legale alcuna costrizione personale. A nessuna donna è prescritto per legge il matrimonio, né la frequentazione di sguardi e corpi maschili. Né a nessuna donna è prescritta la maternità. Né nessuna donna è per legge chiamata a ruoli subalterni.

Eppure— (salto il capitolo che si occuperebbe dei femminicidi, delle forme di stalking, delle forme di gender gap, della cultura consumistica e delle forme di salute e bellezza che declama, dello stigma sociale su nubili e su donne che scelgono di non avere figli, sulle suore nella chiesa cattolica di più retrivo pensiero, sulle figlie femmine nelle famiglie, sul destino delle scrittrici, filosofe e artiste nel panorama generale).

Quello di cui voglio parlare è il rispetto della persona, sia essa di qualsivoglia genere o cultura, e la vicinanza ai suoi bisogni nella condizione emotiva, sociale, personale, psicologica in cui vive.

La creazione di uno spazio di sport e/o refrigerio aperto alle sole donne consente una dimensione che non riguarda le sole donne di religione musulmana. Riguarda la sensazione di protezione, libertà, sorellanza, che questa riserva a chi vive quei momenti non per esercizio di seduzione e competizione (questo sono spesso piscine, palestre e saune miste) ma con desiderio di sentirsi libera del proprio corpo, senza sentirsi valutata o osservata.  A meno che non si tratti di un luogo di trasgressione omosessuale, che pure esiste in molte delle strutture distribuite nel nostro paese e a volte rivolte proprio alle donne.

Pensate a come possa essere liberatorio per molte donne con cicatrici al seno o altre cicatrici, poter giovarsi di spazi di libertà e rispetto reciproco. Perché negare alle donne che indossano il velo che non copre occhi e bocca (cosa peraltro vietata anche agli uomini dalle famose Leggi Cossiga), di poter fare il bagno come sentono a seconda del loro desiderio e contesto culturale?

Così come accettiamo il simbolismo cattolico delle vesti per uomini e donne di Dio, così come non venivano isolate le nostre donne che nel secolo scorso portavano il nero del lutto alla vedovanza o altro, così pure dobbiamo rispettare il bisogno socio-affettivo di comunanza delle donne tutte. Che insieme, sia per una cicatrice, sia per un “difetto” percepito in sé, sia per libera scelta, possano desiderarlo e dunque dargli spazio.

Che la nostra convinzione sia quella che sia dovuta alle donne la massima libertà di scelta civile, prime che religiosa, non deve trasformarsi in divieto violento e cieco. Se la nostra Storia di liberazione come donne è vera, profonda e autenticamente forte (e lo è), deve esprimersi nel dialogo, nel confronto, e non su questi temi.

Devo dare atto a mia cugina Alessandra che solo “incontrando” si può comprendere. Piuttosto, quella che non dovremmo mai lasciar passare è la propaganda delle destre, che propone patriarcato, discriminazione, maternità e ruolo di cura come politica costante.

Ricordate il danno che questo governo fa ai Consultori, ai luoghi di interazione interculturale, ai programmi scolastici, all’investimento complessivo sul welfare e decidete non solo di difendere le scelte libere come quella di avere le piscine per sole donne. Piuttosto, anche e sopratutto di mandare a casa chi fa inutile propaganda sulla pelle delle donne, ancora una volta.

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NG.

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