mi piace, o no, non so, m’invento uno spavento

(spesso mi chiedo se abbiano senso i non commenti, che sembrano commenti e non lo sono–  però davvero è un gioco d’attenzione, e a volte, a me, succede; di chiedermi, di fronte a dei “mi piace”, senza parola, senza una sottolineatura: a sì, e cosa ti piace? fai bene tu a ridirlo: allora dimmelo: cosa ti piace? — sia la scrittura, sia la forma delle cose (le rose, i versi che poi prendono le righe, la morale, la scossa un po’ immorale, l’immaginario che applichiamo quando leggiamo, o divoriamo, o frettolosamente percorriamo, come dei vicoli un po’ stretti, troppo bui, maleodoranti, dal pavimento incerto…) ecco, ti metto qui uno scritto intero, e mi riservo lo scandalo che pure infastidisce me, di metter solo un piccolo mi piace, quando il commento appesantisce, non dice, non tormenta.

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