Lei disegnava gatti per vivere

Immagine

(photo by Andy Prokh)

Lei prenotava e amava i ventagli di sfoglia,
li usava a volte per dar vento al fuoco,

e aspettava, in centro, i tavolini al café,
e in particolare uno me lo sento nostro.

Abbiamo detto lì, solamente tra donne ,
spiritosaggini savie e  frivolezze cruciali.

E siamo andate in un altro, questa volta ai Prati.
per dare esattezza al vuoto del centro.

Ed era tutto femmina, comprese le borse,
sia le scure agli occhi che le prese con grazia

per farne colore di libreria africana
da lei che, ragazza, disegnava gatti

e difendeva i bambini regalando loro
le piccole pile da decostruire con zelo,

una volta intuita la fonte di luce.
Aveva fiori bianchi in seno al terrazzo
e una fedeltà struggente a ciascun amore.

E soprattutto ad uno. Al solo.
Avevamo sempre sin troppe sigarette

a mettere zitto il dire di noi. Ed era
il suo  sguardo che indossava i suoi occhi,

e il corpicino snello li portava a spasso.
Lei non era un’isola, era un arcipelago,

come si conviene a chi pratica il sogno .
La parola ora mi si fa inesatta, si disturba ed esita,

se mi provo a dirle
(quale fosse dentro)
il sentimento del tè.

Lei con noi rideva dei miei tre porcospini
venuti i a Londra a dirmi

e portati al maestro
come da tre bambine,

 col sorriso buono
sotto i baffi da uomo.

Tu che sei così ricca
lo sapevi per certo
quanto è sciocco pensare
che ci siano Gestalt
che è possibile chiudere,

o poter consumare d’un fiato stasera
l’amore e il dolore  che mi dicono, te,
cenerina ai poeti.

Sono certa, coi poeti, anche i gatti
sapranno sognare con te.

Ciao Lilia.

 

2 commenti

  1. Ascoltarti al funerale mi ha regalato un piccolo senso di pace.
    Credo che mi servisse proprio quello.
    Non ricordo molto di quella mattina. C’era chi mi aveva consigliato di non venire.
    Dopo il calvario del sapere cosa fosse successo, mi sembrava davvero troppo non salutarla per l’ultima volta.
    Lì, in quel posto di cui avevamo parlato tante volte, mi sono sentita bene. Ci volevo portare i miei bambini una volta, mesi fa. Lei aveva sorriso a sentire il nome di quel posto.
    Poi in verità non è stato possibile farlo… lo farò…
    Ne avevamo parlato in seduta, parlavamo della morte ultimamente. Da quando, a ottobre, un ragazzo si è lasciato andare giù dal terrazzo condominiale del mio palazzo.
    I cimiteri sono un po’ giardini delle fate.
    Il mio bimbo più piccolo mi ha fatto trovare un disegno da portarle la mattina del funerale: lo ha intitolato così, “il giardino delle fate”.
    E’ un’immagine bella, che mi tiene compagnia senza dolore.
    E che sarebbe piaciuta anche a lei. Lo so.
    Grazie cara Nerina,
    Luisa

    1. Cara Luisa, il tuo commento è un dono,molto grande. Non riesco molto a pensare a Lilia come assente, in un certo senso la percezione è sospesa dentro di me. Ti auguro molti sogni e molti luoghi dove trovare le fate, o dove portare i disegni che noi facciamo di loro. Sono certa che il lavoro fatto conLilia ti sarà in questo di continuo amorevole aiuto. Un abbraccio, e ancora grazie.

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