Fra desideri e desiderio, amarsi è ciò che conta

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Ho visto solo da pochi giorni “Diario di una teenager”, il delizioso film del 2015 per la regia di Mariella Heller, premiato sempre nel 2015 al Sundance Film festival per la miglior fotografia.

Tratto da “Diario di una ragazzina”, di Phoebe Gloeckner, il film ripropone uno spaccato anni 70 imperdibile, in una San Francisco ricostruita e sfumata con incredibile abilità.

Ma il film non è soltanto questo. Non è solo fotografia superba e colonna sonora da brivido. E’ un film delicatissimo, femminista e meravigliosamente complice del farsi dell’adolescenza.

Senza sconti e omissioni verso modelli familiari centrati sull’individualismo genitoriale, mascherato da progetto politico e sociale, il film ci restituisce gli occhi, il corpo, la voce e l’immaginario adorabilmente proposti nella storia di “Minnie”, che nel farsi strada alla scoperta di sé attraverso il corpo e le forme non mediate del desiderio che preme (di scoprire, di innamorarsi, di sentirsi amata e di “essere vista”) apre tutto un mondo di connotazioni sottili e vibranti.

La cecità della madre nel non vederne la crescita e neppure l’azzardo, la libertà della piccola Minnie di riprendersi un corpo che non ha ancora una forma, il precedente dell’arte nel registrare la vita (su cassetta, come dev’essere, nei 15 anni degli anni ’70), la caparbia visione di vocazione e passione che si fanno strada fra una scuola che non ascolta e un mondo intorno che stenta proprio a coesistere con la libertà e le passioni, sono il centro del film.

Ci sono luoghi della sceneggiatura davvero bellissimi, da riascoltare da dentro dopo aver visto le immagini, e la potenza straordinaria e lucente del tratto a fumetti, che riecheggia, dilata e riempie di senso ulteriore una storia che già nelle immagini video, è toccante e vibrata.

E’ un film piccolino destinato a restare, una volta che lo si sia visto e ascoltato. Come gli occhi ed il corpo imperfetto di Minnie, nella parte più a fondo della nostra innocenza. E’ così che scegliamo di essere liberi, con quel passo: un po’ goffo, straniato, s-fumato, e perfetto.

L’importante non è inseguire il momento in cui siamo ri-amati. L’importante è ri-amarsi, vedersi, sentirsi con sé.

Una bella lezione, dagli anni 70, e da quei 15 anni.

 

 

 

 

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