Nachthelle

Bright night (Nachthelle in originale) è un film di Florian Gottschick (2015). Vederlo oggi, su Netflix, in originale e sottotitolato, è stata una bella e intensa esperienza. La storia ha al suo interno molti temi che potrebbero essere cari a moltissimi di noi. Il ritorno ad una casa di infanzia, in un luogo in cui si è stati adolescenti e innamorati, tornare ancora a toccare gli oggetti, e rivedere i sapori e i profumi. In un luogo altro, dove il tempo scava e smuove e trasporta, e nel quale siamo, in qualche modo consapevolmente, chiamati a tornare almeno una volta. Tutto questo ci accade mentre seguiamo, nel film, quattro voci di storie, portate in un primo piano teatrale che ha però la dimensione d’incanto ed onirica di boschi e  di stagni. Germania che è stata dell’Est, dove come in ogni luogo di confino del mondo al mondo stesso ,è negato a ciascuno, ad un tempo, il diritto alla felicità e all’infelicità. Due coppie che si sono formate quando una si è sciolta, con al passo, con la grazia terrifica di un quieto fantasma potente, la storia di un ragazzo che si toglie la vita, per non essere stato rispettato, voluto ed accolto nel suo esser solo se stesso. Quindi i temi, al di là dell’amore di una donna per un uomo più giovane assai, al di là dell’amore fra due uomini che si dicono avvinti in amore a una forma di libero amore, è la storia di come ci mettiamo nei panni che avevamo, mentre siamo, riparati o meno, quelli e quelle che ora e oggi siamo. Con la grazia citata di Bergman, più francese de Le vite degli altri, più europeo ed onirico di Von Triers, persino romantico quando sembra citare quel Mondrian dei boschi del periodo della depressione personale, Bright night è un film che in qualche modo non possiamo perdere. Perché ci serve a tratti, tornare ad essere poco americani, e ci serve toccare quel fango che nel sogno si impiglia nelle scarpe della protagonista femminile. Qualcosa accade a ogni respiro del film, in questo come Bergman, è un film solenne e toccante. Che, in questo tempo in cui chi nega i sentimenti, per dirla con Primo Levi, potrebbe riuscire dalle fogne, può davvero far bene a una riflessione sul sogno, sul sentimento, sul tempo. Sulla coppia e l’amore. Sull’inganno del far piazza pulita, sul bisogno di stare non solo nella storia, ma nelle storie che parallele ci abitano nella nostra ricchezza di persone e di umani. Un bellissimo disincantato tributo allo spessore di uno sguardo psicoanalitico che possa, persino, voler esser spezzato.

 

 

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