All’anemone bianco

(Alessandra, grazie e scusa dei tanti sorrisi non colti)

Mentre ero qui a casa, lavoravo da sola, 
coi rumori di strada che si fanno attutiti, 
un fiore è sceso piano, e poi nel fragore 
di vento, dal quieto cieco di un balcone. 

Era credo un anemone, ma spoglio di tutte le foglie,
coi suoi petali bianchi e la corolla scura.
Si è avvinto al cancello come un’edera ferma, 
e davanti a quei petali, si aprivano gli occhi

di una giovane donna, la signora 
dell’albero. “Che cosa farà, lì da solo, 
quel fiore, lontano dal suo mazzolino?”

Per quel che ho è saputo nel tempo di lui,
aveva lasciato il suo bel mazzolino
in cerca di un diverso calore e colore.
Qualcuno mi dice che spesso passava

dagli Orti di Rosa Raimondi.
Garibaldi! Chissà forse se un frutto 
ha un colore migliore di quello dei fiori.
Non si sa, dell’Anemone bianco, se fosse 

un po’ triste, o provato.
Dal tempo d’azzurro del cielo
si incontrava di rado.

O forse, ero io un po’ sfuggente, 
benedetta la fretta, non guardavo
davvero negli occhi né fiori né cuori,
e nemmeno quel fiore, d’anemone bianco.

Così, quando in nullo vestito, è rimasto
per strada, mi dicono, per tanto di tempo, 
posato su cartoni e alla fine coperto 
da un telo sin troppo sottile,  

ho rivisto una pupa di stoffa che si voglia 
salvare da sole e da pioggia.
La signora dei frutti dell’albero dice 

che a vederlo posato al cancello,
poi col rosso di rosa non data 
sull’asfalto per tanto, l’era presa paura.
Ma paura di cosa? “Non poteva, se e forse,

avere bisogno, quel fiore, l’anemone bianco,
di qualcuno che passasse lì accanto
a sentirne il respiro? [Se] respiro
o dolore?” La signora dei frutti dell’albero 

mi ha detto che non è più riuscita 
ad andare dal fiore. È rientrata
e ha chiamato. “Polizia per i fiori”

diceva sconnessa. “E’ che avevo paura, 
paura profonda. Poi… paura di cosa?”
Di essere tutti un po’ fiori, 
io pensavo ascoltando, 

E nemmeno così forti da dirlo
nel silenzio che duole.
Per fortuna, o per caso.
Noi non soli nel cuore.

Sperando– che un’eclissi,
non venga a svelare, improvvisa,
quel bianco furore che preme.

e conduce l’Anemone al sole.

(Roma, 10 gennaio 2023)


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