her, nymphomaniac

 

 

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Her

Se qualcuno è stato mai in universo IRC, sa bene cosa voleva dire poter essere connessi. Bisogna essersi persi le notti e i giorni in una chat (e semi identitari, a volte poi per nulla identitari, immateriali, e scossi dalla potenza di un dialogo fra bit, che sotto hanno persone e vite che non si incroceranno mai), per sentire fino in fondo quanto di vero c’è in Her—e quanto poco ha a che fare con i Sistemi Operativi. C’è stato un tempo in cui la rete ha reso all’uomo e alla donna questa scossa, essere immateriali e tutto “senti: (non) mento”, tutta potenza che passa per parole, persino un non verbale della rete, la vita, il gioco, le passioni, l’oltre del limite che poi ciascuno cerca come crede. Fiumi di punti e di caratteri, parentesi, e stanze immaginarie.
Questo io credo che Zuckerberg abbia infranto, quella bellezza tutta scossa che era il mondo del dialogo che non ha volto, non ha tempo. Il poter essere qualsiasi cosa. Nei casi più sfidanti, molte cose in uno stesso tempo, ed in più luoghi, in più non-luoghi. Peccato, la rete ci condanna ad essere cosa finita, marketing tracciati, ci mette addosso il limite che siamo. E’ stata lì, la prima cosa che si è rotta, della magia di una costante porta che sconfina. Adesso siamo qui, un po’ ministeriali, a volte, mi verrebbe su da dire. Senza impotenza. Tutto mondo. Siamo gettati, e siamo vittime del tempo. Che peccato. Ecco, pensavo questo, mentre vedevo Her–

Nymphomaniac

Da Le onde del destino non mi trovavo tanto dentro a un mondo. Questo sentivo, vedendo Nymphomaniac. La voce di Charlotte, che già da sola disegnava tutto, con tutte quelle pieghe, e il corpo che le passa in ogni suono. La mappa chiara, definita, di una persona e storia che si incarna, si fa misterica, protende. Gli alberi e poi la perdita, e la rotta che non cambia, e solo la parola amore che compone e che scompone, e ricompone, e il femminile che brucia ogni più vecchia piaga che si porti dietro la ragione. L’intelligenza piena del non sapere per codifica, e tutta la bellezza di citare solo Fleming, il masochismo che sta lì senza piacere, tutto dolore, psicodrammatico, estenuante, infine un innamoramento senza punto di ritorno. Il tema insopportabile del due che nasce uno. Il fare con le mani, i nodi. L’insufficienza di ogni numero, e la bellezza di ogni forma di rituale. Cambiare rotta, cambiare forma. Il non volersi sporchi e stare così candidi in tutto quel versare, e quel macchiare. Nessuno scatto pornografico, se mai la perfezione. Ed una storia così tutta universale, e quello scandalo di non poterlo dire. Ed il maschile che spiega, che giustifica, e lei, bellissima, che conta, che racconta, che si nomina e si dice. E nessun libro che racchiuda, il libro è lei, ma tutto pagina, senza nessun a capo, nessun dorso.

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