Tra due cuori

Esce a giugno di quest’anno, per le edizioni The Box (etichetta della Fandango), la prima Graphic Novel di Bastien Vivès “Tra due cuori”, uscita a  Bruxelles nel 2007,  e seguita nella produzione del giovane disegnatore e autore nelle edizioni italiane, fra le altre, da Il Sapore del cloro (2009), Nei miei occhi (2010), Poline (2011) e Veri Amici, Francesca e Bruno (2013).

Ho preso Tra due cuori dopo aver letto una recensione recentissima su Pagina99, e l’incontro con questo piccolo gioiello è stato portatore di emozioni e pensieri. Tra due cuori ha tutta la delicatezza di uno spaccato post adolescenziale parigino assai simile a quelli che potremmo rintracciare nei vissuti delle metropoli (Roma, Milano, ma anche Berlino, Barcellona, Madrid).

I protagonisti hanno la pelle dura e cristallina di giovani adulti esposti alla costruzione di un universo relazionale in cui troppo è non detto. Nello spazio fra l’inizio e la fine della storia di questo incontro amicale e un po’ innamorato, Alice, Charlotte e Renaud portano addosso, sulla loro faticosa pelle d’asino, il desiderio di far passare l’anima fuori dal corpo, e lasciarla esprimere e dire, là dove invece c’è una abitudine al consumo delle esperienze e della comunicazione che lascia un lacerata la quasi involontaria salita in emergenza delle emozioni.

Ci sono il viaggio, il ballo, il sesso, il corpo, il peso, l’immaginario e la sdrammatizzazione formale. Ci sono tutti i luoghi della fiducia e dello smarrimento, in mezzo a un tratto grafico pulito, ed insieme intenso, qualcosa a metà fra i messicani Hernandez e  lo spagnolo Paco Roca. E, ancor più, una sottile citazione Disneyana se pensiamo a Chico e Rita (di Fernado Trueba, Javier Mariscal e Tono Errando). E c’è tutta una ricerca di senso che i protagonisti compiono nell’apertura all’inatteso, al divergente, che nella narrazione si personifica in Renaud, nella sua uscita dallo schema di facilità e superficialità nei rapporti attraverso la ricerca di una autenticità di ascolto e incontro.

Che tutto questo nasca dalla penna di un autore di appena 30 anni lascia intuire quella richiesta inascoltata che spesso il pensiero adulto disattende, lasciando a una autointerpretazione del sentimento del vuoto ogni tardo adolescente e ogni giovane adulto.

E mi veniva allora su da pensare che questo libro, questo fumetto, dovrebbe essere parte di un laboratorio sull’ascolto, per quella capacità che noi adulti perdiamo, e resta intatta invece nei luoghi caldi dell’età acerba e di una non compiuta adultità, di inseguire il modo che desideriamo di dire, di dare, di prendere e di toccare. Perché ci tocchi davvero, senza violenza e senza danno, l’incontro.

Insomma, vorrei quasi che fosse adottato nei licei, perché sarebbe un bell’innesco per introdurre tanti temi, e per parlare le parole che davvero stanno lì, tra i banchi, ad aspettare. Non vedo alcuna povertà espressiva, non vedo alcuna semplice reductio. Ci vedo invece lo specchio esatto di una mutazione, che traghetta quei ragazzi (e nondimeno noi) verso modalità che, complicandosi nel dire, forse rendono ancora meno semplice trovare, toccare e ritoccare. Lasciandoci toccati e un poco rotti.

 

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

 

 

4 commenti

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...