Preti operai

Ph Nerina Garofalo

Le foto, nel filmato, sono da iPhone, non sviluppate, ma l’emozione per il Dono di oggi è così grande che sento di volerlo condividere in due forme— Spero non spiaccia a nessun@. Era solo una grande ricchezza essere lì— grazie di cuore alla Parrocchia Santi Martiri dell’Uganda e a Luigi D’Errico— “Don Mario” a Roma, il 12 luglio 2021

Ebbìa, ché in fondo ogni perdita è acqua d’adduru

Questa strana estate A.D.Covid19 (o più mestamente questo agosto 2020) ha riservato per me, e forse ancora riserva, alcune esperienze davvero ricche di vita. Di vita vissuta, di vita narrata, di vita ritratta.

Nel ritiro silano di un mese (periodo di southworking e ferie che da tempo non era stato così lungo), nella cornice magica dei pini, nella affettuosa accoglienza della dimora italo-brasiliana di Balla coi lupi, ci sono stati momenti di intensa esperienza, che credo valga la pena conservare nelle pieghe del blog, un po’ come un argine benefico in questi mesi di paure non finite.

La prima di queste esperienze, a cui dedico le piccole riflessioni di oggi, è stata la presentazione a Camigliatello il 14 ultimo scorso, con l’organizzazione di alcuni incontri di piazza di Egidio Bevilacqua, del libro di Gianluca Veltri “Le parole salvate”, uscito nel 2018 per le edizioni The Writer.

La presentazione, affettuosa, numerosa per partecipazione di pubblico, e gradevolissima per il setting esterno comodo e distanziato, è stata per me l’occasione dell’incontro con il libro di Gianluca (che è un amico dai tempi del liceo) nella situazione migliore, con l’amore a parlare della sua esperienza di scrittura, di desiderio di ricerca e racconto, e di esperienza biografica.

La bellezza del libro, che è davvero un piccolo gioiello di ricerca etnografica a posteriori, ma elaborata nel tempo di una vita e tante vite di contorno, ha una connotazione biografica che sa essere intima e allo stesso tempo oggettiva, immersa nel calore della memoria personale dell’autore (che pure non viene mai citata né nella sezione Glossida né nella sezione Glossart come tale) eppure attenta nell’osservazione di due vite che si sono intrecciate, sostenute, amplificate, corrette, accarezzate, accudite e condotte, addentrandosi nella vita acme in una piccola battaglia etica personale e di coppia. E che dalla coppia nasca una numerosa famiglia resta quasi taciuto nel libro. Nel quale pure si avverte che gran parte del lessico familiare costruito ed ereditato dalla coppia dei due innamorati (Ida ed Arturo), è in qualche modo una eredità di modi, di sentimenti, di condotte e di emozioni consegnate amorevolmente ai loro cuccioli e cucciola.

Gianluca ha consegnato alle parole di apertura la ferita da cui nasce questa esperienza di memoria e scrittura, indicando nel desiderio di non disperdere, non dimenticare, non lasciar svanire quando la fine ci sottrae la presenza viva di chi amiamo, attraverso un carico di significanti e significati che la parola “parola” ci consegna, invece, nei tratti di qualcosa che non distrugge, non si consuma, non svanisce, non ci “perde”.

E’ stato quello un momento di grande emozione, per me, che fra scrittura e fotografia non faccio che contendere l’esistente alla sua scomparsa. E da questa ferita, dalla cicatrice del tempo nel tempio familiare, fiorisce un glossario commovente e inclusivo, ascoltando il quale quasi inevitabile sovviene la memoria dei propri, di lessici familiari.

Ma anche, soprattutto, il libro racconta di Ida e di Arturo, che sono un uomo e una donna con caratteristiche, limiti e ricchezza peculiari, che li determinano nel loro incessante dialogo col mondo, più severo e diretto per Arturo (potremmo dire maschile?), più ironico, incline a mediare o comunque a ricondurre, ed anche mimico, cinestesico e amicale quello di Ida.

Ne escono, per me che di loro due ho sentito molto parlare i miei suoceri ed il mio sposo Riccardo, ma che non li ho mai conosciuti, con una identità così fortemente delineata da essere filmica, colmando quella nostalgia di movimento e voce, non conservati, di cui Gianluca ci ha fatto dono con la delicatezza, la misura e la commozione evidente della sua introduzione “parlata” in questa feria d’agosto.

[L’Ebbìa così pudicamente riportato nel testo è la cosa che mi porto nel cuore.]

Auguri a Gianluca per questo suo splendido lavoro. Per questo suo Cahier intime da lui donato ad Ida e ad Arturo. E sì, caro Gianluca… “le parole sono importanti” 🙂

E un grazie a Ermanno Cribari per la delicatezza e puntualità particolari con cui ha presentato, insieme a gli altri relatori, il libro.

Sotto e sopra alcune foto che ho preso al volo da mobile durante la presentazione.

Eurialo e Niso

Niso disse: “Gli dei forse aggiungono ardore ai cuori, Eurialo, o la propria terribile passione diventa per ciascuno un dio? O il cuore mi agita lo scontro, o a tentare da tempo qualcosa di grande, e non è contento della placida quiete?”
(Virgilio, Eneide libro IX)

A proposito di congiunti, amici, innamorati e solitari— Credo che oggi ci troviamo di fronte a qualcosa di ancor più difficile da comprendere e tenere fra le dita della quarantena. Qualcosa che richiede un posizionamento in un luogo non definito, nel quale la parola che si sente venire dalle conchiglie perse di un mare non varcato è la parola distanza. Come se il giorno cominciasse, sempre, con una strana saudade, con una nostalgia del possibile e del non accaduto, di ciò che non accadrà.
Raschiamo il fondo del barile dei ricettari, delle scatole dei ricordi, delle biblioteche familiari, avvinti ai nostri piccoli domestici compagni come a scogli e coralli di una bellezza ritrovata, e diventiamo abili in tessiture di reti che mai prima avremmo messo al fuso o al margine di questa nostra goletta, in secca dentro casa.
Come se costruissimo giganteschi e incontenibili galeoni, e disegnassimo allo stremo l’ossimoro del nostro mare che vorremmo ancora in tempesta. Ci interroghiamo sulla natura, sulla natura delle cose, e in tutto questo non fare, operoso e pervicace, ricordiamo a noi stessi che occorre lavorare, produrre, ricreare un’ipotesi, fosse pure costretta, di normalità. Di normalità nell’enormità del mare fermo. Del mare dentro.
In tutto questo, usiamo le parole, sovrabbondanti e accattivanti, e ci sentiamo zitti, zittiti, afasici, ingombri ed ingombranti, erosi dal silenzio che troppo rumoreggia.
Io non so, non comprendo bene ancora, non mi interrogo se non lateralmente, Però qualcosa intravedo, pre-sento, provo a dire a me stessa. E questo abbozzo di discorso, questo qualcosa fatto di parola tentata, ha pudore di sé.
Leggo oggi diffusamente la parola amore, l’ho usata e la tengo stretta. Ma siamo, non dimentichiamolo, l’albergo degli ossimori, la stanza a ore dello scontento, il Motel Supramonte.
Quanto potrei durare io, quanto noi potremo, in questa nostra keatsiana capacità negativa?
Quanto potremo stare nell’indeterminato senza riprendere fiato?
Ecco, forse, io vedo all’orizzonte il mio Eurialo, quello che posso immaginare tratteggiato in una nuova alleanza sociale, che si fonda sulla domanda aperta, sull’esclusione del pre-giudizio, eppure fortemente si aggancia a una strategia dell’oggi, che il domani lo disegni a passi, che il futuro lo metta in conto come la profonda avventura di un qualche dopo di noi, dopo Covid, dopo-tutto.
E intanto? Intanto cerchiamo tutti di non sbagliare, di non mettere un freno alla nostra meraviglia e allo stupore, alla sorpresa del possibile, del tentativo, del sentiero.
Sapendo però che la certezza, la strada ferma, il passo certo, mai come oggi ci arrivano sottratti. E forse quindi, nemmeno noi dobbiamo essere a cercarli. Non desidero una promessa, non desidero alcuna certezza, desidero una con-vivenza. Virtuosa.

**

(Ph Nerina Garofalo – Model Vera)

Lettera a Parigi

#unacosatuaindono
#Covid19
#abbracciovirtuale
#iorestoacasa
Con Giuseppe VarchettaDario D’Incerti (il nostro meta editore) abbiamo deciso di donare alla comunità domiciliare che viviamo un taglietto d’affetto, come avrebbero detto Battisti e Panella. Così, da oggi, il secondo Taccuino parigino che abbiamo autoprodotto con Pino e Dario in sole 100 copie cartacee fuori commercio è da stanotte un ebook gratuito scaricabile dal link qui sotto. Basta iscriversi a Lulu (è una iscrizione gratuita), e scaricare il pdf. 
E’ piccolissima cosa, ma è un segno. Doveva essere una cosa quasi privata, diventa ora un abbraccio, come si può. Chi avesse difficoltà ad iscriversi a Lulu può chiederlo anche a noi, direttamente.
Anche in questo caso, come per il primo taccuino (pubblicato da Gilberto Gavioli) c’è qualcosa di assai strano: in quel caso, il libro uscì un mese prima dell’attentato al Bataclan, e quindi non lo presentammo se non per radio, a Milano.
C’erano alcune incredibili coincidenze, perché la poesia e la scrittura, a volte, accedono a qualcosa di misteriosamente presente, e non visibile. In questo, in esergo, Rilke recita: “Quanti esseri umani si sono sfiorati ignorandosi per non aver trovato il tempo di abituarsi l’uno all’altro” (R. M. Rilke, Lettere)
Buona lettura, abbracciati ai bit.
Vogliamo ringraziare Rossella Maiore Tamponi che, in forma privata, ricevendo le bozze, del libro ha compreso ogni immagine e parola, con la grazia che la contraddistingue. Cara Rossella, la tua copia cartacea è ancora qui, superato il corona ti arriverà, piena piena di gratitudine e affetto.
Un altro grazie con abbraccio Catia e alla Libreria Fahrenheit che hanno seguito la genesi del libro con affetto.
http://www.lulu.com/…/lettera-a…/ebook/product-24466567.html
ucdr - un colpo di reni

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