Ebbìa, ché in fondo ogni perdita è acqua d’adduru

Questa strana estate A.D.Covid19 (o più mestamente questo agosto 2020) ha riservato per me, e forse ancora riserva, alcune esperienze davvero ricche di vita. Di vita vissuta, di vita narrata, di vita ritratta.

Nel ritiro silano di un mese (periodo di southworking e ferie che da tempo non era stato così lungo), nella cornice magica dei pini, nella affettuosa accoglienza della dimora italo-brasiliana di Balla coi lupi, ci sono stati momenti di intensa esperienza, che credo valga la pena conservare nelle pieghe del blog, un po’ come un argine benefico in questi mesi di paure non finite.

La prima di queste esperienze, a cui dedico le piccole riflessioni di oggi, è stata la presentazione a Camigliatello il 14 ultimo scorso, con l’organizzazione di alcuni incontri di piazza di Egidio Bevilacqua, del libro di Gianluca Veltri “Le parole salvate”, uscito nel 2018 per le edizioni The Writer.

La presentazione, affettuosa, numerosa per partecipazione di pubblico, e gradevolissima per il setting esterno comodo e distanziato, è stata per me l’occasione dell’incontro con il libro di Gianluca (che è un amico dai tempi del liceo) nella situazione migliore, con l’amore a parlare della sua esperienza di scrittura, di desiderio di ricerca e racconto, e di esperienza biografica.

La bellezza del libro, che è davvero un piccolo gioiello di ricerca etnografica a posteriori, ma elaborata nel tempo di una vita e tante vite di contorno, ha una connotazione biografica che sa essere intima e allo stesso tempo oggettiva, immersa nel calore della memoria personale dell’autore (che pure non viene mai citata né nella sezione Glossida né nella sezione Glossart come tale) eppure attenta nell’osservazione di due vite che si sono intrecciate, sostenute, amplificate, corrette, accarezzate, accudite e condotte, addentrandosi nella vita acme in una piccola battaglia etica personale e di coppia. E che dalla coppia nasca una numerosa famiglia resta quasi taciuto nel libro. Nel quale pure si avverte che gran parte del lessico familiare costruito ed ereditato dalla coppia dei due innamorati (Ida ed Arturo), è in qualche modo una eredità di modi, di sentimenti, di condotte e di emozioni consegnate amorevolmente ai loro cuccioli e cucciola.

Gianluca ha consegnato alle parole di apertura la ferita da cui nasce questa esperienza di memoria e scrittura, indicando nel desiderio di non disperdere, non dimenticare, non lasciar svanire quando la fine ci sottrae la presenza viva di chi amiamo, attraverso un carico di significanti e significati che la parola “parola” ci consegna, invece, nei tratti di qualcosa che non distrugge, non si consuma, non svanisce, non ci “perde”.

E’ stato quello un momento di grande emozione, per me, che fra scrittura e fotografia non faccio che contendere l’esistente alla sua scomparsa. E da questa ferita, dalla cicatrice del tempo nel tempio familiare, fiorisce un glossario commovente e inclusivo, ascoltando il quale quasi inevitabile sovviene la memoria dei propri, di lessici familiari.

Ma anche, soprattutto, il libro racconta di Ida e di Arturo, che sono un uomo e una donna con caratteristiche, limiti e ricchezza peculiari, che li determinano nel loro incessante dialogo col mondo, più severo e diretto per Arturo (potremmo dire maschile?), più ironico, incline a mediare o comunque a ricondurre, ed anche mimico, cinestesico e amicale quello di Ida.

Ne escono, per me che di loro due ho sentito molto parlare i miei suoceri ed il mio sposo Riccardo, ma che non li ho mai conosciuti, con una identità così fortemente delineata da essere filmica, colmando quella nostalgia di movimento e voce, non conservati, di cui Gianluca ci ha fatto dono con la delicatezza, la misura e la commozione evidente della sua introduzione “parlata” in questa feria d’agosto.

[L’Ebbìa così pudicamente riportato nel testo è la cosa che mi porto nel cuore.]

Auguri a Gianluca per questo suo splendido lavoro. Per questo suo Cahier intime da lui donato ad Ida e ad Arturo. E sì, caro Gianluca… “le parole sono importanti” 🙂

E un grazie a Ermanno Cribari per la delicatezza e puntualità particolari con cui ha presentato, insieme a gli altri relatori, il libro.

Sotto e sopra alcune foto che ho preso al volo da mobile durante la presentazione.

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