• Water Drops, a winter story
  • Interiors

    Dalla Performance teatrale “Sangue Inedito” di Rosamaria Caputi e Ninfa Delicato, Interiors (testo di Nerina Garofalo, voce di Rosamaria Caputi).

    Con dedica a Rosamaria Caputi, Silvia Molesini, Marco Naccarella e Piermaria Galli.

    Grazie a Ninfa e Rosamaria, e allo Spazio Psicanalitico di Roma.

     

     

  • Visita al Piccolo Atelier

    Ha aperto ieri la sua porta semitrasparente, per la prima volta, “Le Petit Atelier”, dimora artistica e creativa del fotografo Massimo Scognamiglio. 

    E’ stato bello visitare la dimora, e andare per passi fra scatti, disegni, taccuini e oggetti. Vivo di molte affettuose ed attente presenze, era ieri sera davvero un luogo magico, proprio in mezzo al Pigneto.

    L’atelier ospita, in questi giorni, oltre ai lavori fotografici del padrone di casa, i disegni e i taccuini per schizzi e non solo del Maestro Massimo Buccilli, in arte MABÙ.

    Grazie di cuore ad Antonio e Laura, che sono stati, per me e Riccardo,  al cuore di questo incontro.

    Il piccolo atelier è in Via fanfulla da Lodi, 89 a Roma.

    Io, ieri sera, questo luogo di ingressi, l’ho visto e vissuto così:

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  • Sarà un anno migliore

    Mai come nell’ultimo anno, mai come in questi ultimi mesi, ho riscoperto i sentimenti di gioia e sicurezza legati allo scambio di idee, al pensiero di battaglie comuni, alla passione della convivenza quotidiana nelle cose, grazie alla brutalità dei cambiamenti sociali in atto in Italia e nel mondo. 

    Mai come in questi mesi i momenti di sdegno, di timore, di rabbia, si sono disposti a diventare sentimenti d’amore per la possibilità di riscoprire prossimità, possibili vicinanze, desideri che anche nella differenza si tengono per mano. 

    Sono di questo quindi grata, in particolare alle amiche e agli amici, alle compagne e ai compagni, con i quali mi sono confortata e dai quali e dalle quali ho ricevuto un continuo allargamento delle prospettive di sentimento e di ragione. 

    Inoltre, non di meno, la stessa gratitudine professionale va ai coachee e alle coachee, giovani e meno giovani, con i quali e con le quali ho potuto lavorare a studio e a distanza nel rispetto reciproco e con l’impegno e la volontà di costruire per ciascun@ il bene, privilegio che devo a loro e ai metodi scelti. 

    Ho una gratitudine grande per i maestri e colleghi e colleghe con cui ci sono stati progetti e azioni, sempre ricchi, stimolanti e aperti.  Ed un particolare un grazie sento di dovere alla Redazione tutta di Formazione&Cambiamento, che mi ha accolta quest’anno costituendo uno dei luoghi più interessanti ed etici di confronto e scambio professionale, politico e umano. 

    Ancora un grazie per la gioia allo Spazio Psicanalitico di Roma per aver ospitato, nel convengo di giugno, un mio testo in mezzo alle opere, tutte bellissime, scelte e interpretate in versione teatrale da Rosamaria Caputi e da Ninfa Delicato. 

    In modo più politico, ancora un grazie devo quest’anno allo schieramento che ha portato alla elezione di Amedeo Ciaccheri alla Presidenza dell’VIII Municipio di Roma, e a tutti i compagni ed amici del Circolo Enrico Berlinguer di Tormarancia e del Circolo Ardeatina, per la militanza, gli “scontri” e gli incontri che abbiamo vissuto. E per aver tutti riportato il nostro Municipio fuori dal perimetro di governo locale che lo aveva malamente trasformato e occupato. E a quelli e quelle con cui oggi avviamo i lavori del Comitato di Azione Civile Società aperta Roma 6 – Declinare la parola amore.

    Ma più in generale, come militante e cittadina, un grazie alla Presidenza della Repubblica che, come le forze all’opposizione, testimonia per tutti il rispetto delle Istituzioni e del dettato costituzionale, accompagnando questo a un sensibilità umana straordinaria. Alla rete Di.Re, alla Casa Internazionale delle donne di Roma, e a #NonUnadiMeno per quanto fatto ogni giorno per le donne e con le donne. 

    Un grazie a Matteo Renzi e ai compagni e compagne, ospiti, ragazzi e ragazze presenti alla Leopolda9, per aver creato quest’anno un momento di intensa passione, e di consapevolezza del tanto e tanto da fare. A Roberto Giachetti e ad Anna Ascani per rappresentare oggi, in questo scorcio d’anno che si apre al nuovo, una ipotesi concreta di riflessione a me vicina in vista delle primarie e del congresso PD.

    Insieme a tutti i grazie precedenti, infine, uno ancora più grande, per prossimità di quotidiano leggersi e incontrarsi, a tutti gli amici ed amiche nei social, per i tantissimi stimoli ricevuti nel pensare e migliorarmi e conoscere: moltissimo amore e gratitudine per i gruppi di poesia, letterature e critica che frequento in rete, per i piccoli e medi editori, i giornalisti e le giornaliste, che hanno nel loro insieme reso migliore, ed in qualche caso possibili, le mie letture e le piccole cose a cui lavoro scrivendo.  

    E per tutti e tutte quelle che fotografano, scrivono, leggono, sentono e vivono, incrociando e lasciandosi incrociare con la loro militanza di presenza e commento. 

    Non è stato un anno semplice, per nessuno credo, l’augurio è quindi che si possa attendere, per il prossimo, un anno migliore. Un anno di ritorno ai valori della democrazia, del rispetto, della verità dei dati, della vicinanza attiva, della speranza operativa. Facendo fronte comune per il superamento delle parole di odio e discredito e offesa, che così tanto avvelenano la comunicazione sociale e personale a quasi tutti i suoi livelli.

    Auguri, davvero di cuore, a ciascuno e ciascuna che passerà da questa pagina, con affetto, desiderio d’ascolto e rispetto, per tutti e per tutto. Per tutto ciò che ci consente di restare umani e andare avanti. 

  • Più momenti per sentirsi e risentirsi

    Mentre preparo i laboratori del nuovo anno, che vanno ad affiancare la mia attività di supporto individuale come personal coach, incrocio molte delle letture e visioni televisive e cinematografiche di questi mesi con alcuni dei temi sui quali voglio concentrarmi in questi mesi per le occasioni di lavoro in gruppo piccolissimo (3/4 persone). Una di queste occasioni sarà il Laboratorio “Più momenti”.

    Uno dei temi che sento premere, sia per vissuto personale (i miei attuali 53 anni), sia per averli incontrati spesso accanto alle tematiche lavorative portate dai e dalle coachees, è quello del capire come stare mondo e nella propria pelle una volta varcata la soglia dei 50.

    Nel femminile con alcune caratteristiche, nel maschile con altre, ma in ogni caso con una forte propensione prima al disagio (quella sensazione di non conoscere più bene le nostre energie e i nostri desideri), poi con un bisogno molto forte di addentrarsi in una nuova vita.

    E’, a conti fatti, un passaggio complesso, a volte inizialmente tormentato, poi anche, e con forza, un bellissimo spazio per guardare ai veri desideri che ci abitano.

    Fra le tante cose che mi aiutano a pensare, e che vorrei utilizzare per la parte di “nutrimento per immagini” che spesso accompagna sia il mio pensare che i task di lavoro che propongo, ci sono due serie televisive disponibili su Sky e Netflix: la prima, Wanderlust , diretta da Luke Snellin e Lucy Tcherniak, la seconda, “Apple Tree Yard – In un vicolo cieco”, che vede protagonista Emily Watson, ed è l’adattamento televisivo del romanzo inglese Fino in fondo, di Louise Dougthy.

    Al di là delle trame (che nel caso di Wanderlust vedono una psicanalista rapportarsi ai grandi temi del vissuto di coppia dopo qualche lustro di vita in due e con i figli, e con i temi della perdita e dello stare accanto (che la vivono nel suo lavoro come nel privato della vita familiare), e nel caso di Apple Tree Yard propongono forti i temi del vissuto del corpo femminile, della scoperta di una diversa traccia del desiderio percepito, e della restituzione di percorsi professionali che si cominciano a sentire inadeguati al proprio, di desiderio), credo che le due serie pongano entrambe una rete di istantanee sul vissuto sia maschile sia femminile capace di attivare l’attenzione e accarezzare le emozioni di chi si vede nella seconda parte della propria vita con sguardo inquieto ma desiderante.

    Nell’invitare i più maturi e le più mature fra noi a vederle come occasione di incontro con una trama di pensieri non sempre semplice da dipanare e trasformare, metto qui a seguire una piccola traccia del mio taccuino, in didascalia alle foto di scena delle due serie televisive.

    Inoltre, il link a un filmato realizzato grazie al regalo di un momenti di gioco fotografico con alcuni amici fotografi che si sono prestati a guardar insieme questo primo traguardo (aver già compiuto i 50 anni).

    Con l’augurio di poter lavorare insieme ad alcuni ed alcune di voi nei mesi futuri su questa così viva traccia di desideri e progetti spendibili per sé.

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    Comunque sia, buon visione, che siate uomini o donne, genitori o figli, single o accoppiati e accoppiate, non vi saranno indifferenti. Hanno una grande delicatezza nel portar fuori i temi, i sentimenti, le occasioni.

    https://videopress.com/v/sNcq2K0d

  • Fu là nei giardini dei salici

     

    Sta per arrivare in sala “Il Verdetto” (The Children Act), di Richard Eyre, già regista di “Iris, un amore vero” e di “Diario di uno scandalo”. In tempi come questi, animati da sentimenti ricalcati sulla parabola dell’odio, e spesso incalzati da tinteggiature estreme, nella realtà quanto al cinema, è un respiro grande quello che si ritrova a vedere questo film. Stilisticamente perfetto, guidato magistralmente dalla sceneggiatura di McEwan, ha una serie di incanti lacerati e laceranti, che restituiscono infine, su una piattaforma petrolifera come nel silenzio di un antico Von Triers, la profondità non nominabile e pure di continuo nominata nei gesti, nei versi, nei sogni, della parola amore. Un amore che è forma e ferita nei luoghi genitoriali, e che permea ogni minuto del film cucendo intorno al rapporto di coppia della protagonista una tessitura finissima di incanto, onestà e bellezza. Già tantissimo avevo amato il libro, che ho trovato essere, fra i romanzi in cui si tocca il verso della domanda esistenziale soggettiva e di coppia, uno dei più belli e intensi di questi anni. Ma devo dire che il film, con una fotografia delicatissima dai colori un po’ sopiti eppur intensi, con dialoghi stringati e dolenti, con una mimica straordinaria nel non verbale degli attori, restituisce al libro una trasposizione toccante e benedetta. Una delicatissima, infinita discesa nelle domande dell’adolescenza e dell’età forte, un incedere senza retorica nella prossimità a una maturità autunnale potente e dilatata. La voce di Emma Thomson che canta arriva dritto sotto l’argine del cuore, e lì si ferma. Un’amarissima stilla di tremore e di amore di cui si sente oggi un fondamentale, spesso vano, bisogno.

     

     

     

  • Atyf visto da Nerina
  • Giulia vista da Nerina

    Set marino con Giulia Buggiani
    Ph Nerina Garofalo
    Torvaianica, ottobre 2018
    Organizzazione InAutomatico

  • Un pezzetto di verità sta nella gioia

     

    Si concludono stamane, nella sala del teatro “Anfitrione”, i lavori del Convegno “Identità e Paura. Realtà sociale e forme del disagio mentale”, proposto da “Lo spazio psicanalitico”, una delle realtà romane più attente a coniugare ricerca e formazione intorno a una militanza fattiva a favore del benessere della persona, e del benessere sociale.

    La giornata di ieri è stata ricca di interventi che con profonda attenzione alla complessità soggettiva e del sistema di relazioni hanno proposto le ragioni della psicanalisi in un coraggioso confronto (aperto e produttivo) con le letture che del disagio provengono dalla ricerca e dalla pratica clinica. E’ stato con molto stupore che, da ricercatrice sul versante delle narrazioni, ho incontrato un modo e un mondo nel quale il passaggio dal caso clinico alla riflessione intellettuale porta la traccia evidente di una cura estrema del valore di ciascuno e ciascuna.

    E’ stata tutta, la giornata di ieri, carica di un sentimento aperto e buono di consapevolezza dei limiti delle ragioni e desiderio di utopia. Ma di utopia che può incarnarsi, farsi corpo sociale, e per certo “buona pratica” professionale.

    Accanto a questo, la personale straordinaria gioia di ritrovare un mio testo fra quelli scelti da Ninfa Delicato e dalla bravissima Rosamaria Caputi (splendente nel suo essere il luogo recitante di una e più passioni incarnate), nella performance che ha chiuso i lavori della giornata di ieri con una innovativa e straordinariamente bella narrazione riflessiva su un caso.

    Devo essere grata a Ninfa, a Rosamaria e allo Spazio per la ricchezza con cui mi son sentita accompagnata ieri ad un ascolto impegnativo e pieno.

    La capacità interpretativa di Rosamaria (davvero commovente, appassionata ed esatta), e la capacità di riscrittura di Ninfa, sono state davvero un luogo forte di salvaguardia dall’inutile cattiveria di un mondo così urlato e mal tradotto dai linguaggi quotidiani.

    Così come ciascuno degli interventi portati nel corso della giornata, e in particolare quelli in apertura di Convegno, hanno saputo toccare, a volte con punte esatte di espressione poetica, ogni nervo scoperto proteggendolo con cura, definendo lo spazio esatto della stanza di analisi come luogo aperto che consente alla persona un suo stare al mondo consapevole e dischiusa all’impensato.

    Ho ancora oggi, al risveglio da un sonno pieno e senza sogni che riemergano a dire, un sonno ristorato dalla pienezza dell’ascolto e del sentimento condiviso, i sussurri e le grida delle molte e belle narrazioni di ieri.

    Come se avessi ancora una volta, nell’incontro con “Lo spazio”, costruito intorno a un vuoto “che non può essere colmato”, ma che può essere preso in carico, guardato, contenuto, lavorato come un vaso per la gioia.

    Perché se, scrive Lacan in uno studio su “Dora”: “quel che vuole è il sapere come mezzo di godimento, ma solo per metterlo al servizio della verità”, io credo che un pezzetto di verità stia nella gioia.

    Quella gioia che possiamo sapere di poter provare vivendo.

    unpezzettodiVeritàStaNellaGioia

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