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Il blog di Nerina Garofalo

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Photographer – Personal coach – Narrative thinker Consultant
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  • Cartoon poetry n°1

    10 dicembre 2011


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  • La signorina Kan

    7 dicembre 2011

    (un racconto interminabile)

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  • Appunti

    4 dicembre 2011
    All in the Reflexes, 2010 by Richard Tallent

    1) La caramella Mu. E poi ti chiedi come l’arequipe congiunga le due infanzie. La tua, incartata bianca, Elah, la sua che è quasi fatta in casa, venduta nei barattoli al supermercato. E’ come tendere un bel ponte elastico. L’elastico sei tu.

    2) Quando diventa un nomignolo d’amore, muggito prima di Natale, riporta un altro segno. Mhu, mi viene da pensare. E’ come mìu, dalle parti della locride incrociate con la valle.

    3) Occorre stare attenti, non fidarsi. Delle parole aperte, dichiarate. Meglio i sussurri. E forse anche i latrati. Provarsi sordi, e ciechi. Rimemorare la deprivazione sensoriale. Assaporare.

    4) Non smetteremo mai di avere un 11 settembre che qualche americano ci rammenta. Noi che potremmo essere terra di confine, senza crollo. Perché di terremoto siamo il vano, l’utero, la sacca.

    5) Dire a qualcuno che non vorresti il melograno. Non sa di niente. Meglio il melone che d’inverno smiela. Meglio il sapore del carbone in zucchero e le mandorle nel sale.

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  • Eco e Narciso

    1 dicembre 2011
    From La scelta di Sophie, by Alan Pakula

    Presa arresa fra i saldi che vanno

    a Natale, per strana, controversa,

    scontrosa irruenza del tempo

    nel tempo, una vestaglia grigia.

    E’ quasi un tubino, che sta alto

    al ginocchio. La indosso,

    felice dei larghi bottoni, e del pile.

    Mio figlio mi vede arrivare, e mi

    dice: mamma, stasera sei ebrea.

    Io mi sento che scivola, sin dentro

    le ossa, la stretta dei morso dei cani,

    nei campi. Siamo niente, di fronte

    alla storia, negli occhi che guardano

    il mondo a colori.

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  • After effects

    30 novembre 2011


    Photo from Millin Dollar Hotel, by Wim Wenders

    Qualcosa di intoccabile,
    come un minuscolo spavento.
    Un sogno diurno, in semiluce.

    Una fatica che si fa estenuata,
    uno scomodo cuscino di silenzio.

    Santamaria nei cinema e in homevideo,
    disperanti approssimati esagerati stenti.

    Vannucchi, Monicelli, ed il brusio dei corpi,
    le femmine la fanno cotta, come il buco in una torta.

    La fanno a gas, la bruciano distratte,
    nel volo al rallenty di una scomposta sigaretta.

    Qualcuno la pazienta, la sua attesa,
    non meno carica di scosse di tormento.

    E qualcun’altra la sorride, la intraprende,
    come una pianticella che sorprenda il vento.

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  • Occupy the dreams

    27 novembre 2011

    La piccola insistente rivolta degli omuncoli

    come rivoltanti presenze che si infilano

    nell’incubo notturno che dal quotidiano

    svetta e irrompe. Come emissari di un

    inconscio che paventi il danno

    ma ricami come un tarlo, e compia.

    E compia lì, dove si può, come un’ipotesi

    che fa della molestia della nostra

    coscienza immacolata una persecutoria

    area di spavento. E abbraccio, e lampo

    a cielo terso. Ferita nel preconscio,

    approssimarsi nella veglia.

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  • BergasseStress

    27 novembre 2011

    al termine di una lunga terapia analitica
    si ha l’impressione che si sia trattato,

    in qualche modo,

    di un lunghissimo sogno,
    dimorato nella quiete burrascosa di una stanza,
    strutturalmente chiamata a tenere

    (quale che sia l’entropia generata
    dal lavorio dei due pazienti alleati)

    riconoscere il limite proprio,
    e dell’altro, è la conferma
    che finalmente si è pronti
    ad aprire la porta.
    E che dentro, in assenza nostra,
    per la parte di spazio generata per noi,
    non c’è nulla che rimanga

    (o che rimanga intrappolato)
    (e che va bene così)

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  • La piccola fiammiferaia

    26 novembre 2011

     

     

    ‎(la mia analista, a volte, sembra la piccola fiammiferaia, solo che scalda i fuochi per noi, e non per sé–)

    (il mio analista riesce comunque a rimboccare le coperte sul lettino, alla mia assenza che dorme)

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