Appunti esTemporanei
Il blog di Nerina Garofalo
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All in the Reflexes, 2010 by Richard Tallent 1) La caramella Mu. E poi ti chiedi come l’arequipe congiunga le due infanzie. La tua, incartata bianca, Elah, la sua che è quasi fatta in casa, venduta nei barattoli al supermercato. E’ come tendere un bel ponte elastico. L’elastico sei tu.
2) Quando diventa un nomignolo d’amore, muggito prima di Natale, riporta un altro segno. Mhu, mi viene da pensare. E’ come mìu, dalle parti della locride incrociate con la valle.
3) Occorre stare attenti, non fidarsi. Delle parole aperte, dichiarate. Meglio i sussurri. E forse anche i latrati. Provarsi sordi, e ciechi. Rimemorare la deprivazione sensoriale. Assaporare.
4) Non smetteremo mai di avere un 11 settembre che qualche americano ci rammenta. Noi che potremmo essere terra di confine, senza crollo. Perché di terremoto siamo il vano, l’utero, la sacca.
5) Dire a qualcuno che non vorresti il melograno. Non sa di niente. Meglio il melone che d’inverno smiela. Meglio il sapore del carbone in zucchero e le mandorle nel sale.
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From La scelta di Sophie, by Alan Pakula Presa arresa fra i saldi che vanno
a Natale, per strana, controversa,
scontrosa irruenza del tempo
nel tempo, una vestaglia grigia.
E’ quasi un tubino, che sta alto
al ginocchio. La indosso,
felice dei larghi bottoni, e del pile.
Mio figlio mi vede arrivare, e mi
dice: mamma, stasera sei ebrea.
Io mi sento che scivola, sin dentro
le ossa, la stretta dei morso dei cani,
nei campi. Siamo niente, di fronte
alla storia, negli occhi che guardano
il mondo a colori.
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Photo from Millin Dollar Hotel, by Wim Wenders Qualcosa di intoccabile,
come un minuscolo spavento.
Un sogno diurno, in semiluce.Una fatica che si fa estenuata,
uno scomodo cuscino di silenzio.Santamaria nei cinema e in homevideo,
disperanti approssimati esagerati stenti.Vannucchi, Monicelli, ed il brusio dei corpi,
le femmine la fanno cotta, come il buco in una torta.La fanno a gas, la bruciano distratte,
nel volo al rallenty di una scomposta sigaretta.Qualcuno la pazienta, la sua attesa,
non meno carica di scosse di tormento.E qualcun’altra la sorride, la intraprende,
come una pianticella che sorprenda il vento. -
La piccola insistente rivolta degli omuncoli
come rivoltanti presenze che si infilano
nell’incubo notturno che dal quotidiano
svetta e irrompe. Come emissari di un
inconscio che paventi il danno
ma ricami come un tarlo, e compia.
E compia lì, dove si può, come un’ipotesi
che fa della molestia della nostra
coscienza immacolata una persecutoria
area di spavento. E abbraccio, e lampo
a cielo terso. Ferita nel preconscio,
approssimarsi nella veglia.
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al termine di una lunga terapia analitica
si ha l’impressione che si sia trattato,in qualche modo,
di un lunghissimo sogno,
dimorato nella quiete burrascosa di una stanza,
strutturalmente chiamata a tenere(quale che sia l’entropia generata
dal lavorio dei due pazienti alleati)riconoscere il limite proprio,
e dell’altro, è la conferma
che finalmente si è pronti
ad aprire la porta.
E che dentro, in assenza nostra,
per la parte di spazio generata per noi,
non c’è nulla che rimanga(o che rimanga intrappolato)
(e che va bene così) -




